Buongiorno Lunatici, e ben ritrovati!
Vi scriviamo in una settimana ricca di eventi, che speriamo vi vedrà partecipare numerosi. Non ci dilunghiamo in questa sede, perché di seguito troverete tutte le informazioni in dettaglio…
Allora, a quanto pare la prossima settimana si potrà ripartire con un’attività più simile a quella normale per quanto riguarda la Luna, ma usare prudenza è d’obbligo, perché vista l’esperienza non vogliamo dare adito a false speranze. Appena riusciremo a capire cosa ci sarà permesso e cosa no vi informeremo per tempo e saprete in che modalità sarà possibile venirci a trovare.
Ci è capitato, in questi giorni, di fare una riflessione su una questione che in misura maggiore o minore pensiamo riguardi un po’ noi tutti. La spinta propulsiva è stato tornare a collaborare con i colleghi di CoLTI (Consorzio di Librerie Torinesi Indipendenti). Inizialmente, quando ci siamo (ri)sentiti per la prima volta dopo tanto tempo, non era chiaro nemmeno se avremmo proseguito la nostra esperienza Consorzio, poi invece, forti anche di un passato davvero ricco di belle esperienze vissute insieme, ci si è detti che sarebbe stato un peccato non continuare a percorrere una stada che potrebbe portarci ancora molto lontano. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo anche cambiato sostanzialmente il nostro modo di agire e interagire, e abbiamo unito nuovamente le forze per creare qualcosa di bello. E importante.
Confessiamo che tutto subito, nonostante la nostra adesione convinta come Lunatiche al prosieguo della vicenda, la testa ci si è riempita di dubbi. Saremmo ancora state in grado? Quale apporto avremmo potuto dare? In quale misura il nostro essere parte del Consorzio avrebbe potuto (e potrà) essere utile al Consorzio stesso? Paure belle e buone. Spauracchi figli di un’inattività forzata protratta nel tempo. Una sorta di blocco mentale. Tutto ciò che c’è fuori, tutto ciò che ci porta a decidere e ad agire, in qualche modo ormai atterrisce, o comunque in buona misura mette in campo molto più di prima timori ed insicurezze. Ma la prigione, ce ne rendiamo conto, è creata da noi. Gabbie, sbarre, muri altissimi, montagne insormontabili, macigni pesantissimi.
E sapete qual è stato il segreto per rimettersi in moto? Fare. Non ascoltarsi e buttarsi nella mischia. L’avrete notato: spesso la nostra testa ci dice delle cose per boicottarci, per scegliere l’atteggiamento che più ci mette al riparo dai rischi. Fortunatamente, conoscendosi un po’, nonostante le ansie preventive, si ha comunque la capacità di non darsi troppo retta e in buona misura mandarsi anche un po’ a quel paese. Anche a costo di gambe molli e respiro mozzo, magari un paio di notti agitate.
L’abbiamo detto, ripetuto e ribadito: la situazione che stiamo vivendo è tutt’altro che semplice. Non contribuiamo a complicarla ulteriormente opponendoci a quello che accade. D’altra parte dal passato (e più precisamente dal greco antico) arriva fino a noi quest’affermazione di impermanenza: πάντα ῥεῖ – tutto scorre. E allora affliggiamoci di meno e facciamo in modo di scorrere anche noi, seguendo il flusso della vita. Dannata pandemia o meno!
