C’era quello slogan, nel ’68, quello che voleva la fantasia, l’immaginazione al potere.
Senza stare a scomodare Herbert Mancuse e senza voler parlare del ’68, possiamo solo dirvi che la questione della fantasia, dell’immaginazione, gira spesso nelle nostre teste in questo periodo. Sarà che siamo nella stagione “calma”, che c’è poco da correre, che c’è tempo per pensare e strapensare.
Il fatto è anche da qui, anche da questo piccolo satellite che abbiamo colonizzato, si vede bene il mondo laggiù, e le riflessioni (come quelle della scorsa newsletter ad esempio) ci affollano la testa. Ed è proprio in questi giorni che a volte ci chiediamo: basteranno la fantasia, l’immaginazione, a salvarci?
Abbiamo appena finito di leggere il libro di uno scrittore a cui (per storia lunatica) siamo molto affezionate, si chiama Alessandro Barbaglia, è di Novara e (quando si dice che uno i pregi li ha proprio tutti) fa anche il libraio. Il suo romanzo si intitola L’Atlante dell’Invisibile e incrocia le storie di tre bambini che rapiscono la luna a quella di una coppia, Teresa ed Elio, che crea mappamondi. Lui i mondi li crea proprio, in realtà.
Perché Elio crea mondi ideali, mondi senza confini, in cui le montagne si spostano, i vulcani stanno meglio in un luogo anziché in un altro e appaiono virgole negli oceani. Fa tutto questo per sessant’anni accanto a Teresa, più realista del re, che lo corregge, gli fa cancellare le virgole e continua a ricordargli che il “giusto” e il “reale” sono importanti tanto quanto il “meglio” e “l’ideale”. (E qui ci fermiamo, così noi vi togliamo il gusto del libro)
Insomma, questo romanzo di Alessandro oltre ad esserci piaciuto molto, si è infilato in punta di piedi nelle nostre riflessioni estive.
Basteranno la fantasia, l’immaginazione a salvarci? O qui, anche in questa Luna un po’ storta da cui guardiamo il mondo là fuori, è necessario far entrare anche i nei dei nostri giorni?
Forse una risposta un po’ surreale ci è arrivata ieri, alcuni di voi sono passati a trovarci e lo sanno. Perché ieri da noi è capitata una cosa strana, che non capita mai. E insomma: un condominio del quartiere sprovvisto di spazi causa estate ci ha chiesto di poter fare l’assemblea condominiale da noi. Vista la calma del periodo abbiamo accettato, e così per quasi tre lunghe ore abbiamo avuto anche noi uno squarcio di quello che così, già solo a nominarlo, fa subito venire in mente scene da Fantozzi o da Il mostro di Benigni.
La realtà è comunque molto meno tragica del cinema, e mentre andavano avanti dialoghi a tratti animati, a tratti intercalati da coloritissime espressioni in piemontese o peruviano, al bancone scorrevano i nostri clienti. Ed è con loro che abbiamo immaginato dialoghi che non sarebbero mai avvenuti, liti per mutande stese al sole e via così.
Nel frattempo i condòmini, quando proprio il nervoso si impossessava di loro, venivano al bancone, prendevano un caffé, scambiavano due chiacchiere, ci chiedevano del prossimo concerto, sparavano una battuta ironica e poi tornavano lì. A parlare, a discutere, a spaccare capelli.
E così, anche sulla Luna’s abbiamo avuto il nostro scorcio di cruda realtà. Perché ammettiamolo: cosa c’è di più esemplificativo e paradigmatico del mondo, se non un’affollata riunione di condominio?
E infatti alcuni clienti sono andati oltre nelle riflessioni. Uno di loro (forse scottato da un’assemblea recente) si è spinto fino a dire che è in questi momenti che si toccano con mano tutti i problemi del sistema democratico. Altri hanno guardato alla cosa con ironico distacco, avendo evitato per scelta per una vita di impegolarsi in quelle discussioni lì.
Noi abbiamo pensato che forse parlare di soldi, muri e magagne in mezzo ai libri con davanti un caffè abbia un po’ aiutato a trovare accordi.
Perché comunque dopo tre ore una quadra l’hanno trovata.
Ed è così che questa invasione di realtà quotidiana è entrata in massa in un luogo che spesso viene definito una “bolla” di sospensione dalla vita di tutti i giorni.
Ed è così che abbiamo pensato alle nostre, di assemblee condominiali, e alle nostre, di beghe e di magagne, cui facciamo fronte opponendo una buona dose di immaginazione: quella che fa sì che Luna’s diventi ogni giorno di più il luogo che così fortemente immaginiamo.
E no, probabilmente l’immaginazione, la fantasia, da sole non basteranno a salvarci. La realtà è lì, e può entrare da quella porta ogni giorno, con tutti i suoi particolarismi, le sue bassezze e le sue altezze.
Ma l’immaginazione, la fantasia, possono sicuramente aiutarci a Resistere: durante una discussione lunga tre ore, davanti alle bruttezze che ci piovono addosso, in periodi che diventano sempre più neri.
L’immaginazione e la fantasia potranno sicuramente aiutarci a cambiare. Perché sono come una spinta ideale, e se creiamo un mappamondo in cui non disegniamo confini, un condominio in cui non ci sentiamo esonerati per distinzione di scala, forse, a forza di farlo, a forza di dirlo, a forza di crederci, a forza di andare in quella direzione, beh, magari a metà strada ci arriviamo.
E forse, un giorno, stanchi di tutto questo buio, faremo come Elio e prenderemo in mano un cacciavite per bucare tutto questo nero e creare le stelle.
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«La somma della fantasia di due innamorati deve essere sempre pari a cento»
(Alessandro Barbaglia, L’Atlante dell’Invisibile, Mondadori)
