Popolo Lunatico Carissimo, eccoci tornati sulla Luna’s.
Ebbene sì, le vacanze sono finite e noi siamo rientrati a pieno ritmo nelle faccende quotidiane, ancora morbidamente, perché gli eventi riprenderanno solo a fine settembre, ma troverete il nostro bel satellitone aperto e pronto a sfamarvi, sfiziarvi, coccolarvi, immergervi in pagine una più bella dell’altra.
Son periodi difficili, crediamo siate d’accordo. Perché percepiamo un’insofferenza, un’intolleranza, una durezza di modi e azioni (a livello nazionale e internazionale) che non ci somigliano. E non vogliamo fare politica, non vogliamo fare polemica, nè tantomeno sollevare questioni o smuovere l’opinione pubblica. Chi siamo per pretendere anche solo una briciola di tutto ciò? Però siamo un locale pubblico. Ben frequentato, da teste pensanti, da Gente Bella. Nel nostro piccolo cerchiamo di creare cultura, comunicazione, partecipazione, condivisione, bellezza a nostra volta.
Ed è per questo che scriviamo questa newsletter, forse in risposta alla nausea causataci da deplorevoli fatti di cronaca da poco occorsi, con le loro tristi conseguenze per il nostro Bel Paese…
Per smorzare i toni ve lo racconteremo a mo’ di fiaba, ma è la realtà vera che ci troviamo a vivere ogni giorno. Forse le barriere si abbattono accogliendo la vita, per come ci si propone, vivendo i giorni e lasciando che ciò che deve accadere accada.
E cosa accade, di specifico, sulla Luna’s? Una cosa semplice, ma meravigliosa nei risultati.
I braccioni aperti (che chi frequenta i social network saprà che è definizione usiamo copiosamente nella descrizione di noi stessi e di come ci approciamo agli avventori) non sono nient’altro che le porte del Luna’s Torta, aperte per buona parte del giorno, per buona parte dei giorni, per chiunque abbia desiderio di farvi ingresso.
E da qui inizia la favola. Perché i braccioni aperti fanno sbarcare sulla Luna’s il ragazzo albanese che viene a rilassarsi leggendo Internazionale con caffè e croissant e qui ha tirato su un’impresa edile, ma nel suo paese d’origine ha una famiglia a cui provvede e un B&B che ha appena ristrutturato e che spera avrà successo. E, guarda caso, poco dopo (e pochi tavoli più in là) fa ingresso la ragazza marocchina che viene qui per studiare ma che poi si perde in musica e chat, tutta assorbita dal suo portatile… ma sì, l’avrete vista, la moretta dagli occhioni che ordina un caffè anche se è in ramadan e poi non lo beve, perché altrimenti le pare brutto sfruttare il wi-fi senza consumare.
E poi può capitare che una sera arrivino due ragazzi brasiliani, torinesi da poco (con cui ci si intende a gesti, spagnolo maccheronico, italiano, qualche smozzicata d’inglese), che fanno una merenda all’ora dell’aperitivo e chiedono com’è vivere la nostra età (sono coetanei) in Italia, a Torino, e che ci spiegano la loro di vita, in Brasile, le speranze che ripongono nel tentare la sorte qui, perché là è impossibile. E pensate che colpaccio se succedesse mai che s’incontrassero con la coppia lei lombarda (con una buona conoscenza del portoghese) lui ternano che, dopo anni all’estero, la tentano qui in Torino, almeno per un po’!
La vena triste è pensare a chi ha lasciato un vuoto, lei italiana e lui argentino: ci hanno provato per un anno e mezzo qui, ma poi sono dovuti migrare in Germania perché di oppotunità non ne hanno incontrate, in tutto questo tempo.
Ma, se siete fotunati, vi capiterà d’imbattervi nella meravigliosa coppia iraniana, tutti e due bellissimi (tratti morbidi), che sembra venuta da un’altro tempo e luogo, silenziosa, discreta, signorile e dolce, con la musica nel parlare e con una sapienza antica nei gesti.
Vorremmo inoltre conosceste il giovanissimo ragazzo (italiano di chissà dove) gentile, di modi dolci, che chiede di usare il bagno (e ogni tanto qualcosa da mangiare), bazzica da quest’estate nei dintorni, e ha scelto (si è ritrovato a fare?) la vita del clochard.
E in autunno è capitata spesso Masha, russa, lettrice all’università, bionda di capello e rossa in volto, proprio come vuole lo stereotipo, ma con un italiano impeccabile e con gli occhi guizzanti di curiosità.
Come dimenticare la coppia pugliese che ci ha tenuto compagnia per tutto l’inverno? Lei bellissima, quasi da attrice del cinema, lui sornione quanto basta, anche loro migranti per lavoro.
Dimenticavamo! Non possiamo non far accenno, tornando a un paio di anni fa, ai gruppi di ragazzi turchi ingegneri venuti a Torino per una commessa della vecchia Fiat ora FCA che chiedevano caffè lungo come piovesse e fumavano come il detto vuole.
Pensiamo che continuare con questo elenco abbia senso fino ad un certo punto. Il succo vero della questione (di cui non ci vergogniamo di vantarci anche un po’) è che il Luna’s Torta è una sorta di piccola cellula di mondo in cui in minima parte si ripropongono le situazioni che in macro avvengono nel mondo. E allora ci chiediamo perché, se qui convivono così gioiosamente e senza attriti, senza sforzo alcuno, moltitudini di differenti nazionalità e intenti e progetti di vita, questo semplice concetto di condivisione e partecipazione comunitaria pacifica alla vita propria e altrui non possa essere riportato su grande scala.
Perchè ciò che viene facile guardando una persona negli occhi e scambiando un segno d’intesa, due parole su un argomento anche futile diventa così complicato quando si parla di nazioni, lingue, religioni, razze (parola che ci fa venire l’orticaria al solo pronunciarla)? Proprio perché si frappongono concetti, che poco hanno a che fare con l’interazione umana, quella vera, concreta, del corpo a corpo.
Il colore della pelle, tutti i condizionamenti culturali e sociali certo contano. Ma fino ad un certo punto. Per noi quella che vince (e vi abbiamo dimostrato che lo riscontriamo pressoché quotidianamente) è l’umanità, che ci fa riconoscere nell’altro, più che percepirlo distante.
E ci sembra non ci sia altro da aggiungere.
