Parlando del più e del meno con un’amica ad un certo punto siamo arrivate all’immancabile luogo comune: ecco, è arrivata la stagione in cui non si sa come vestirsi. Sì, perché è settembre. E se è vero che l’aria s’è rinfrescata, continuano ad esserci giornate davvero calde. E allora se ti vesti poco poi magari capace che alla sera avrai freddo, ma se ti vesti troppo è quasi certo che ad un certo punto della giornata schiatterai di caldo. E poi le scarpe: aperte, i sandali che tanto abbiamo amato perché ci lasciavano il piede libero, o una via di mezzo, un po’ più leggera delle famigerate scarpe chiuse, ma con possibilità di indossare una calza? La logica che preferiamo è il verstirsi a cipolla. A strati che via via possiamo mettere o togliere a seconda dell’andamento della giornata.
Bene, da questo spunto banale e pressoché privo d’interesse parte la nostra riflessione odierna. Da quel discorso già sentito e fatto un milione di volte è scaturito un pensiero che è inerente alla situazione che stiamo vivendo.
In questa nuova fase della realtà in cui stiamo imparando nuovamente a muoverci, un po’ come per la questione abbigliamento, ci assalgono dubbi di ogni sorta: prendo i mezzi di trasporto o vado a piedi, in macchina o in bici? faccio colazione a casa o mi concedo un caffè al bar? per strada se incontro qualcuno sul mio stesso marciapiede attraverso o lo incrocio con la mascherina sul viso? facendo la spesa decido di prendere dopo il prodotto che mi serve perché davanti allo scaffale c’è già un’altra persona o mi avvicino, tanto siamo muniti di mascherine? e via dicendo…
E poi le domande più grandi, vista la tappa che tutti stiamo aspettando: l’apertura delle scuole a cosa porterà? Ci sarà una nuova ondata imponente di contagi? Torneremo a dover stare ancora chiusi? E questo cosa comporterà? Saremo in grado di convivere con questo virus? Sapremo sconfiggerlo? Saremo capaci di rispettarci e rispettare la nuova situazione che inevitabilmente andrà a crearsi?
E il dubbio genera incertezza, proprio come quando non sappiamo deciderci per una mezza manica o per una manica lunga, proprio come quando non vogliamo arrenderci ai pantaloni e nel frattempo però non siamo così audaci da girare in braghette corte…
E quindi c’è quel vago senso di indefinitezza, di indeterminatezza, che ci rende tutti più guardinghi, più sul chivalà, meno capaci di delinearci un futuro certo, di prendere posizione. Forse dovremo cipollarci anche in questo presente così strano, agendo con prudenza, non dando nulla per scontato, cambiando prospettiva di volta in volta, per arrivare a reimparare a vivere. Una vita diversa certo, ma… vita! Da vivere. E da assaporare, comunque, anche a condizioni mutate. Sfogliandoci strato strato per capire che in fondo il nostro cuore è ancora lì bel bello che batte.
Lunatici, tentiamo di essere un po’ cipolle e adattabili, e, chissà? il futuro prossimo non sarà poi così tremendo!
