Ben ritrovati, Lunatici!
Come state? Un’altra settimana è andata. Si avvicina la fine del mese, si avvicina forse una colorazione più autunnale per il nostro Piemonte, un bell’arancione, ma per la Luna sostanzialmente cambierà poco. Dovremo attendere il nuovo DPCM del 3 dicembre per capire se la tanto ventilata riapertura generalizzata in vista del Natale diverrà realtà o meno.
Bè, noi intanto siamo qui, più Lunatiche che mai, e se scorrerete più in basso la nostra letterona informativa vedrete che abbiamo due progetti in serbo per voi che ci rendono un gran po’ orgogliose.
Ma veniamo a noi: qui sul satellitone ci si aggira ormai sugli anta. Ebbene sì, tutti abbiamo valicato la soglia di giovinezza dei 30 per buttarci a capofitto nella seconda giovinezza. Ebbene. Un acquisto, l’altro giorno, ci ha fatto riflettere. Entrati in cartoleria s’è chiesta alla commessa una gomma. S’è specificato ma di quelle rosse e blu. La cartolaia ha fatto un sorriso, quasi intenerita, prendendo quanto avevamo chiesto e dicendo: Chissà se c’è qualcun altro che se le ricorda più. Già. Avere svariate decine di primavere sulle spalle in effetti fa accadere anche questo: fa accadere di sentirsi un po’ vintage.
Perché diteci chi non si ricorda del telefono, quello con la ruota, che ci si metteva un secolo a comporre il numero perché il rotellone doveva compiere tutto il suo giro.
E le cabine, con il telefono a gettoni (i gettoni!) e poi a scheda (quante ne avete collezionate?).
E poi le audiocassette, con il nastro che immancabilmente si incastrava nello stereo e allora tutti a tirare fuori con cautela la cassetta, sfilare con garbo il nastro e riavvolgere a mano con la biro.
E il walkman? Che tecnologia all’avanguardia, pensavamo, poter andare in giro ascoltando la nostra musica in cuffia!
E ancora il macinino (quello a mano, s’intende), perché comprare il caffè in chicchi e poi macinarselo era tutta un’altra cosa.
E la macchina da scrivere? Quella dei genitori, che veniva concesso di usare come premio? Grande e grossa, con i suoi tasti neri e tondi che dava un sottile piacere pigiare sentendone il rumore sotto i polpastrelli (tic tac tic-tic tac…) fino al din che ci faceva capire che era l’ora di manovrare con la rotellina per scendere di una riga. Che guaio sbagliare, eh? Si doveva tornare indietro, bianchettare e riscrivere.
E la macchina da cucire della nonna? Quella incastonata nel mobiletto di legno? Ribaltavi il piano ed eccola lì! Pesantissima. Che magia quando l’ava in questione metteva il filo e poi col pedale ci dava su e giù di gran carriera a fare orli o ricami.
E poi le cassette delle lettere, rosse, che non sono del tutto scomparse (diradate sì), ma crediamo sia scomparsa quella morsa allo stomaco, quell’aspettativa che sentivamo bruciare dentro andando a spedire la nostra lettera piena di parole all’amico, all’amica, al filarino di turno?
E via dicendo…
Insomma: in questa civiltà ormai tutta volta al progresso, alle tecnologie più avanzate, ai sistemi più sofisticati per fare qualsiasi cosa, ogni tanto ci sentiamo un po’ come quel trumò malinconico piazzato nella cameretta hi-tech del ragazzetto di turno. Carico di maestosità e fiero nel suo ergersi francamente un po’ a sproposito in mezzo a tanta modernità.
Eppure non è così: abbiamo abbracciato le novità con una naturalezza sorprendente, siamo passati silenziosamente e quasi senza accorgercene da un supporto all’altro, di innovazione in innovazione, spinti dalla curiosità, fino ad approdare ai device che ora ci permettono tutte le meraviglie che riusciamo a mettere in opera in tempi decisamente più brevi e con minore dispendio di energia e fatica.
E dunque? Il succo del discorso è che siamo esseri in continua evoluzione e che trincerarsi dietro la strenua difesa del modernariato sarebbe assurdo. Nessuno crediamo abbia sentito la mancanza di viaggiare in una carrozza trainata da cavalli, per dirne una.
Però possiamo affermare che tutti questi oggetti ormai quasi antichi esercitino su di noi sempre un loro innegabile fascino! Avrà gran parte l’amarcord in questa sorta di vaga nostalgia che ogni tanto ci prende, ma non possiamo fare a meno di rilevare che quando pensiamo a quegli utensili prima indispensabili scatta il meccanismo ma ti ricordi…? E il nostro passato si tinge quasi del sapore di favola, impastato com’è di memoria e tenerezza unite in un’amalgama che rende tutto soffice e sicuramente anche più bello di com’è stato. Ma cosa importa? Sorridere nel ricordare è ancora una delle cose più piacevoli che capitino… e allora siate un po’ vintage anche voi, che male non fa!
Buona settimana, Amici Lunatici!
