Buongiorno Lunatici, e ben ritrovati!
Come vanno le cose? Con questo nuovo decreto sembra allentarsi la morsa delle restrizioni e noi non possiamo esserne che felici! Infatti da giugno potremo tornare ad ospitarvi all’interno del nostro mitico satellitone e dalla seconda settimana – udite udite! – proveremo anche a riproporre qualche spettacolo, per una mini-stagione estiva, giusto per sgranchirci un po’ e togliere la ruggine dovuta all’impossibilità di proporre eventi.
Questa settimana si è contraddistinta per due eventi in particolare che ci hanno colpito e di cui vogliamo parlare con voi: ci ha lasciati il grande Franco Battiato. E la sensazione è ambivalente. Sicuramente siamo molto tristi per questo lutto, ma un po’ è anche come se il grande Franco continuasse ad esserci, fosse ancora presente, tanta è stata la sua grandiosità nel comporre testi e nello spaziare fra generi, musicalità, tematiche. Come se il dialogo che aveva così proficuamente aperto non si fosse interrotto con la sua dipartita. Come se continuasse nel suo trasmettere emozioni, talmente ampia è stata la portata della sua produzione artistica. Una sorta d’immortalità regalatagli dal suo talento, ma anche dalla semplicità che ha sempre dimostrato nel metterlo in pratica. Quindi lo salutiamo con gli occhi velati di lacrime, ma anche colmi di gratitudine per tutto ciò che ha seminato in noi.
L’altro evento che ci ha colpito è stata la commemorazione della strage di Capaci, occorsa il 23 maggio del 1992. Ci ha colptiti nel senso che sentendone il ricordo, le parole di familiari, istituzioni, persone che in vario modo hanno avuto a che fare da vicino con la vicenda, siamo andati indietro con la memoria a quel giorno terribile. E abbiamo provato la stessa indignazione, la stessa rabbia, la stessa voglia di cambiare mentalità così ottuse e grette da pensare di ottenere autorità e rispetto, potere e ricchezza usando la violenza, terrorizzando, aggiogando persone più deboli al basto della paura.
E di contro, la cosa più bella che abbiamo ascoltato in questa occasione (e che è stata ripetuta da tanti) è che la logica perversa, quella mafiosa, subdola e strisciante, può essere combattuta solo con la cultura, con il sapere. Con la forza della conoscenza si abbatte l’omertà, si aprono le menti, si sovverte la logica della sopraffazione. Si cresce consapevoli, liberi, forti, capaci di difendere le proprie opinioni e di combattere contro chi fa della prepotenza il suo modus operandi.
Con gioia abbiamo visto partecipare alla Giornata della legalità un sacco di ragazzi, menti giovani e fertili, dove seminare concetti come legalità, libertà d’opinione e azione, rispetto (declinato in tutte le accezioni possibili) è fondamentale. E abbiamo apprezzato molto anche il fatto che a partecipare tanti fossero gli insegnanti (quelli che per primi incarnano una figura istituzionale nella vita di un cittadino – anche se in erba), che hanno un ruolo fondamentale nel passaggio del testimone cultura. Formare giovani menti, aiutarle a comprendere è una delle loro prerogative. E per questo sono tasselli fondamentali di uno Stato che sviluppi una Comunità sana, adulta, matura, conscia dei suoi diritti e dei suoi doveri. E pronta ad opporre un fiero no! ove necessario.
Insomma, tutto ciò che abbiamo avuto modo di sentire e vedere oggi ci ha rincuorato. Perché ricordavamo la sensazione d’impotenza in quel neanche troppo lontano 1992. Che oggi si tinge di una speranza nuova: le nuove generazioni. Che sapranno. Che ricorderanno. Che per questo sceglieranno strade diverse. Perché avranno gli strumenti per farlo. E la speranza più grande è che questa speranza non rimanga tale, ma la si veda tramutare ogni giorno in realtà di fatto.
Tanta strada è stata fatta, crediamo. Tanta sarà ancora da percorrere. Ma, siamo convinti: se non quella giusta è una delle migliori da imboccare!
