Questa newsletter è figlia di un evento che abbiamo ospitato sabato sera: calcava l’immaginario (ma assiduamente frequentato) palco lunatico il grande Giorgio Olmoti e, sfidandosi, ha portato un testo difficile da sentirsi raccontare. Ha deciso di provare a proporre la raccolta di racconti Altri libertini. Tondelli non è stato autore facile, eversivo per i suoi anni, coraggioso e impudente, vero come uno schiaffo in pieno viso ancor oggi. Ma non siamo qui per parlare di lui, piuttosto di un racconto in particolare, di cui scriviamo un estratto:
“Ma ci son notti o pomeriggi o albe o anco tramonti, anche questo dovete imparare, che succede il Gran Miracolo, cioè arriva su quel rullo l’odore del Mare del Nord che spazza le strade e la campagna e quando arrivi senti proprio dentro la salsedine delle burrasche e dell’oceano, e persino il rauco gridolino dei gabbiani e lo sferragliare dei docks e dei cantieri e anche il puzzo sottile delle alghe che la marea ha gettato sugli scogli, insomma ti arriva difilato lungo questo corridoio l’odore del gran mare, dei viaggi, l’odore che sento adesso come un prodigio e che sto inseguendo sulla mia ronzinante cinquecento con su gli scoramenti e dentro tanto vino e in bocca tanta voglia di gridare. Sono sulla strada amico, son partito, ho il mio odore a litri nei polmoni, ho fra i denti la salsedine aaghhh e in testa libertà.” (Autobahn)
Ecco, la questione è quella dell’odore che si deve seguire ad un certo punto perché gli scoramenti non ci lasciano in pace… Che poi, Giorgio, nell’emotività di passare con parole sue quelle di Tondelli ha trasformato gli scoramenti di cui sopra in scompigli. Meraviglia!
Perché gli scompigli a nostro avviso rendono ancora meglio l’idea. Giorgione, pensate, dicendo la parola mulinava le mani all’altezza dello stomaco, come a mimare un mal di pancia, un disturbo a quell’altezza, quella roba che non va né sù né giù e ci scompensa.
Questa cosa degli scompigli sicuro la viviamo un po’ tutti: quei momenti in cui proprio non c’è verso, sembra di non riuscire a stare nella propria pelle, picassianamente ci sentiamo frantumati in tanti piccoli ritagli di noi incoerenti e inappaiabili, caleidoscopi irregolari di un’identità che percepiamo scomposta, mutevole, irrequieta.
Ebbene, immaginate la folgorazione: proprio in mezzo agli scompigli, allo star male, una strada da percorrere, una via d’uscita, un faro nella nebbia, un odore da seguire.
Pazzesco: tra i sensi l’odore, se ci pensate, è quello che più ci pervade interamente, riempiendoci tutti, non lasciando nemmeno un poro indifferente. L’odore sgradevole genera disgusto, nei casi limite nausea, l’odore pungente quasi irrita il naso, l’odore troppo dolce penetra e persiste, l’odore lieve comunque viene percepito e trattenuto. E poi c’è l’odore. Proprio quello. L’attivatore di memoria, ricordi, sensazioni, emozioni. E come fai a non seguirlo, non sentire prepotente la spinta ad arrivare a quell’odore? Quando poi si parla dell’odore del mare! E dell’odore del Mare del Nord? cosa aggiungere?
Il mare, [ch]e quando arrivi senti proprio dentro la salsedine delle burrasche e dell’oceano, è (pensiamo per molti) evocatore di per lo meno sensazioni forti, rimandi di una certa importanza.
E allora come non vedersi pronti a partire, inseguendo quell’odore? Perché l’odore è come una voce calda che parla, rassicurante all’orecchio, è forse ciò che ci appartiene più intimamente e che in quel modo lì tutto nostro di percepirlo è ciò che meno condividiamo. Un odore privato, che spalanca le porte su un mondo solo nostro, segreto, irraggiungibile.
Fate mente locale. Ricordate gli odori, come li percepivate da piccoli? Noi sì, in parte. Ricordiamo l’odore di Torino, al ritorno dalle vacanze estive, ricordiamo l’odore speciale dei giochi, in quiete, immobili e in attesa di essere giocati, l’odore della terra umida, l’odore dei pomeriggi polverosi, l’odore morbido di un neonato che dorme, l’odore della domenica mattina, della nonna in cucina, l’odore del sonno al risveglio… E a odore corrisponde emozione.
Confessiamo, la serata ci ha toccato, è chiaro, e ci sono piaciuti tutti i racconti, e ci è venuta voglia di riscoprire Tondelli, ma questa storia dell’inseguire l’odore ci ha proprio creato una di quelle che ormai avrete imparato a conoscere: le nostre ormai note epifanie.
E allora vi lasciamo alla settimana che sta per iniziare, con l’augurio che anche voi troviate il vostro odore da seguire. E che vi faccia partire e andare lontano, a sciogliere gli scompigli, sorridendo un po’ di lato.
