Una serata che oltretutto non avrebbe dovuto comparire nel nostro parco eventi ha scaturito le riflessioni che vi passiamo questa settimana.
Domenica sera, dopo una giornata estenuante in cui i Lunatici si sono prodotti in un catering per una cinquantina di persone verso l’ora di pranzo, un battesimo verso le cinque del pomeriggio per una trentina di persone, oltre la solita routine delle colazioni e dei brunch, andati via i festanti, sono arrivati i partecipanti all’evento che avevamo organizzato grazie ad una sempre deliziosa e foriera di meravigliose scoperte Alessandra Racca: Andante con Pessoa.
La serata era un fuoriprogramma del nostro mensile Ad alcuni piace la poesia. Abbiamo ospitato (provenienti dal Portogallo con furore) Cristina e Fernando, che nel loro paese portano avanti un progetto bellissimo, l’Associazione Culturale Andante per l’appunto, che rende fruibile ai più (pubblico dalla più tenera età ad adulti fatti e finiti) letteratura, poesia, prodotti intellettuali e culturali in genere. A noi hanno portato una carrellata di poeti portoghesi recitando i cui versi si accompagnavano con musica, gesti teatrali, modulazioni di voce ed emozioni a fior di pelle.
Ebbene, immaginatene il risultato magico: sono scorsi sotto i nostri occhi, dentro le nostre orecchie Fernando Pessoa, Álvaro de Campos, Luísa Dacosta, Mário Cesariny, Eugénio de Andrade, Jorge de Sena, José Gomes Ferreira, Vinícius de Moraes, Sophia de Mello Breyner Andresen, João Pedro Mésseder, Miguel Torga. Non ne conoscevamo che un paio, forse tre (l’elenco completo ci è stato poi fornito in seguito e approfondiremo), ma quelle parole, quei gesti, quella musica sono riusciti a fare breccia. E in tutti i presenti. L’atmosfera era carica, il silenzio, rotto solo dall’esibizione, denso.
E allora, a fine serata, abbiamo riflettuto e siamo arrivati ad una conclusione: Alessandra traduceva ciò che Cristina declamava in portoghese e Fernando accompagnava con le sue musiche, ma sapete la cosa incredibile? Che quasi non ce ne sarebbe stato bisogno, perché, lo diciamo per esperienza vissuta, avremmo capito, anzi, superlativamente meglio, compreso ugualmente.
Non c’era barriera linguistica, avremmo compreso e non capito ugualmente, perché lo spettacolo cui abbiamo assistito non ci ha lasciato fuori, non abbiamo assistito passivamente ad un’esibizione: ne siamo stati avvolti, abbracciati, siamo stati coinvolti da ciò che succedeva non solo davanti, ma tutto intorno a noi. Per questo avremmo compreso e non capito comunque. Perché è stata attivata un’intelligenza che non è solo della ragione, ma è quella dell’emozione, della condivisione, della mancanza di barriere. Comunicare si può e si può farlo anche senza capirsi fino in fondo.
E allora ci chiediamo, in ques’epoca d’incomprensioni, divisioni e barriere, quanto non sarebbe utile alla nostra bizzarra umanità abbandonarsi a comprendere più che incaponirsi nel capire, e quindi nel trovarsi di fonte ad un qualcosa di strano, inconcepibile, diverso, nemico?
La parola stessa, comprendere, la troviamo bellissima: prendere con sé, assumere su di sé, accogliere nel nostro universo; un bel dai, salta sù, che di spazio ce n’è per tutti!
E allora che dire d’altro se non che la meraviglia attrae altra meraviglia e riuscire a comprenderla è una fortuna, oltre che salvifico per il nostro stare al mondo non come delle piccole singole individualità, ma come una grande umanità composta nel suo insieme di tante distinte ma concomitanti particolarità?
Buona via alla comprensione, al viaggio verso gli altri partendo da sé, alle scoperte che in questo modo avverrà di fare. E che vi si spalanchi un mondo d’emozioni!
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p.s.: se cliccate sul comprendere e sul capire sottolineati verrete rimandati al link del loro significato sul sito della Treccani. Confrontate i due verbi nel loro significato più puntuale e specifico e non potrete che darci ragione! 😉
