Chissà. Magari tutto ciò che stiamo per dirvi è scaturito dalla recente esperienza a Portici di Carta. Manifestazione sempre bella, densa di eventi, di impegno e impegni, di fatica appagante, di contatto con un numero di persone di gran lunga superiore a quello cui siamo abituati. Ebbene. Ogni anno si ripete questa due giorni in cui le librerie portano loro stesse fuori dalle solite quattro mura e si propongono alla gente che passeggia per via Roma, Piazza San Carlo, Piazza CLN.
Anche quest’anno noi si era lì, nella sezione Voci di Donne. Con un banco di titoli che… ci sono proprio piaciuti! Diversamente dalle annate precedenti infatti non abbiamo cercato nuove case editrici indipendenti, non abbiamo portato libri sconosciuti ai più (e in buona parte anche a noi): abbiamo svuotato la libreria, abbiamo preso a piene mani dagli scaffali del Luna’s e abbiamo messo in bella mostra titoli che abbiamo amato, titoli che conosciamo bene, autrici che vorremmo che toccassero altri come hanno toccato noi nel profondo.
Ha funzionato? Non ha funzionato? Non è questa la sede per dibatterne, ma… Ha prodotto in noi una piccola riflessione che ci ha fatto sorridere.
Siamo abituati a farci abitare dalle abitudini. Quando sappiamo come funziona una cosa, un accadimento, addirittura una persona, ci ammorbidiamo sul pregresso, ci fidiamo del vissuto, facciamo affidamento al vissuto. E procediamo tranquilli, convinti che tutto andrà come deve andare, con piccole varianti poco degne di nota.
Come darci torto? Sono le esperienze passate che ci affermano in questa convinzione!
Però, c’è un però, c’è una piccola notina storta che esce fuori e cambia la melodia, un piccolo leitmotiv che rimette tutto in discussione. Ed è, banalmente, insito in noi: noi che non siamo pietre, non siamo monolitici esseri affetti da pensiero unico, ma siamo porosi, respiranti atmosfere e suggestioni dall’esterno, passibili di cambiamento e modifiche continue, soprattutto a livello intellettuale.
Parlavamo qualche newsletter fa di essere motori del cambiamento. Ecco, sì, continuiamo a proporvelo a gran voce: fate brillare quella scintilla che vi fa capovolgere azioni, situazioni, discorsi, abitudini radicate. Fate danzare quella fiammella pazza che vi abita e vi suggerisce di mettere tutto sottosopra. Fate vincere quello spirito birbantello che vi pungola da dentro. Ascoltatevi e fatevi sorprendere. Perché se è vero che l’esperienza aiuta e ottimizza tempi e modi d’agire è quel tocco di follia che rende quegli stessi modi nuovi, unici, irripetibili, un po’ più nostri che seguendo uno schema preordinato.
Tutto questo per dire che il nostro cambiare pensiero ha fatto sì che a Portici di Carta noi si siano portati titoli che non sapevamo con sicurezza quale accoglienza avrebbero ottenuto, ma eravamo sicure che li avremmo proposti con passione, motivazioni salde, affetto sincero, volendo passare un testimone più che vendere punto e basta.
Non sappiamo se questo si sia percepito all’esterno, ma dopo questi due giorni, nonostante la stanchezza, nonostante forse si sia riuscite nel nostro intento solo in parte, possiamo affermare di essere orgogliose di aver mostrato a chi passava figli cui vogliamo così bene, i nostri fiori all’occhiello, autori, editori, romanzi, racconti, poesie, cui siamo legate quasi visceralmente.
E quest’orgoglio paga. Soddisfa. E fa girare le labbra fino a formare il sorriso di cui parlavamo ad inizio mail.
Ogni tanto, ogni spesso, concedetevi il lusso di affrontare il mondo a capisutta: avrete belle sorprese!
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Ora però leggete cosa vi proponiamo nelle prossime settimane, perché … si susseguiranno eventi uno più bello dell’altro.
