La riflessione di questa settimana nasce da una frase letta su un bel romanzo che vi consigliamo, Umami, uscito qualche tempo fa per la casa editrice SUR, partorito dalla penna di una giovanissima autrice messicana (Laia Jufresna). È un romanzo corale, suddiviso in capitoli che hanno per titolo gli anni in cui le vicende sono vissute e in cui si alternano le voci dei vari personaggi, i loro punti di vista, i racconti degli avvenimenti narrati da prospettive differenti. Un personaggio in particolare, ad un certo punto afferma che sapere fa ingrassare chiosando poi il paragrafo calcando sull’affermazione: sapere fa incazzare.
Ecco. Ci ha colpito, forse perché è proprio un periodo in cui stiamo riflettendo sulla consapevolezza, è un periodo in cui ci vengono molte domande, cui spesso sappiamo dare una risposta, e non è sempre una risposta gradevole. Sì, sapere è un’arma a doppio taglio.
Il personaggio in questione, in realtà, parlava di un certo tipo di spocchia nel sapere di sapere e quindi ergersi a tronfi difensori delle proprie convinzioni, senza tema d’errore. Però c’è una sottile parte che riguarda anche chi parla: che si rende conto di quanto la conoscenza riempia, e nel momento in cui lo fa un lato di questo sapere ci venga in uggia, ci smuova sentimenti che non sono propriamente positivi: ci fa incazzare, per l’appunto.
Pensateci: quanto spesso, l’ignoranza o se volete, meglio, l’ingenuità, ci ha fatto affrontare questioni con leggerezza, con meno ponderatezza, con più slancio e meno timori? Quanto invece, una volta scottati dall’esperienza, siamo andati più cauti, abbiamo avuto più dubbi, più blocchi, ci siamo interrogati e abbiamo temuto di sbagliare?
Conoscere, sapere, è un immenso bacino da cui attingiamo tutti i giorni, fondamentale per la nostra crescita, per il nostro ingrassare come persone, inspessirci, diventare più solidi, vedere le cose riconoscendole, con più lucidità e meno fronzoli.
Certo, questo porta inevitabilmente a perdere quella patina d’illusione che in qualche modo proteggeva la nostra innocenza. E quindi in molti casi ad incazzarsi, indignarsi, ribollire dentro.
E conoscere è un punto di non ritorno: una volta che si sa qualcosa non si può far finta di non sapere, se non volendo fare gli indiani, mentendo a se stessi in primo luogo.
E dunque?
Ci sentiamo più ingrassati o incazzati al riguardo? Questo non è dato sapere. Forse l’unica vera via risolutiva al tutto ce la regala proprio la consapevolezza che le cose siano come le conosciamo e le sappiamo, in modo da poter affrontare la quotidianità con spirito, sapendo cogliere il lato anche divertente di questa nostra saggezza, senza prenderla troppo sul serio, giocandoci, mettendo fiori nei cannoni che avevamo puntato e preparato a colpire. E chissà che, così facendo, la vita non ci sorprenda!
