Accade alle volte di scorgere un profilo e indovinarne un volto in apparenza noto, che si svela poi essere altro da quello che pensavamo che fosse, ma tutto ciò innesca inevitabilmente una miccia: intensamente ci sovviene quella persona che abbiamo erroneamente riconosciuto in un’altra e, soprattutto se è persona che non frequentiamo da un po’, parte una musichetta nel cervello, si susseguono immagini e ricordi del passato, e siamo pronti a scioglierci in un nostro privatissimo, solipsistico amarcord.
Figuriamoci poi quando ad un tavolo di amici di lungo corso, insieme ad amici più recenti, parte la famigerata sequela di aneddoti più o meno divertenti che hanno colorato gli eventi passati e in qualche modo cementato l’amicizia!
Non si sprecano gli eravamo, facevamo, no: ma ti ricordi quella volta lì? e si ride, e si pensa. E ci si sente un po’ vintage. Perchè il passaggio sembra stato brevissimo, eppure dal liceo ad oggi (e quasi sempre ci si sente ancora quelli), sono passati vent’anni ad esser buoni, un qualcosina in più a contare proprio proprio tutto.
E anche se queste sembrano righe malinconiche, che ricordano un Eden perduto, in realtà quel profilo ingannatore ha portato molta felicità, una sorta di sollievo, di allegria. Perché, accostando i tasselli, incastrando i ricordi come le tessere di un puzzle, ci siamo visti nel qui ed ora e… in un modo bizzarro e avvolgente abbiamo intuito quanto quelle piccole vicissitudini trascorse, tutto quel mondo che abbiamo attraversato e che ci ha attraversato, tutte quelle persone che hanno accompagnato il nostro percorso più da vicino e che per motivi vari ora salutiamo da lontano, siano stati fondamentali per creare le persone che siamo. Non belle, non brutte, non buone, non cattive, non simpatiche o antipatiche. Semplicemente Esseri con un bagaglio prezioso da aprire e da condividere con le prossime persone che incontreremo sulla via.
E allora che capiti spesso di confondere una persona con un’altra, se porta a tutto questo!
