Ben Ritrovati, Lunatici Cari!
Che dire? Come preannunciato siamo nuovamente in Zona Rossa… e chissà per quanto! Ma non ci scoraggiamo! Dopo solo un anno ci ritroviamo in una situazione pressochè identica al marzo scorso. Ci sono delle migliorie, a dire il vero. Siamo tappati in casa, ma non proprio tappati tappati… solo tappatini (o forse tappetini, parlando di umore?). Tipo un caffè, un cappuccio, un pezzo di torta dolce o salata, un croissant, una bibita o un aperò da passeggio ve li possiamo servire. Ancor meglio nel caso decidiate di acquistare uno dei nostri strepitosi libri!!! Questo per farvi presente che SIAMO APERTE! E che contiunuiamo ad osservare l’orario precedente: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18.
Detto questo veniamo a noi. Dopo un anno è doveroso fare una riflessione che ci sembra giusto condividere con chi ci legge. Se andate con la mente al marzo scorso vi ricorderete di quanto tutti noi fossimo spaventati, atterriti, disorientati, ma… Pensavamo positivo, avevamo l’energia della speranza che ci sosteneva, la quasi certezza che avremmo dovuto farci carico di una situazione pesante, ma per un periodo di tempo limitato. Andrà tutto bene, diventermo persone migliori, quale sarà la prima cosa che faremo quando tutto questo sarà finito?, e giù con canti dai balconi e dalle terrazze, striscioni con arcobaleni, la sensazione che tutti chiusi nelle nostre case si stesse combattendo uniti un qualcosa di più grande. Senso di appartenenza, di comunità, di sentirsi parte di un tutto.
Tutte sensazioni che, ahinoi, come una doccia fredda, abbiamo pian piano smontato pezzo pezzo. Le riaperture estive e poi i songhiozzi successivi hanno reso evidente quanto in realtà questa attualità così mutata abbia solo inasprito le individualità, rendendoci più insofferenti, più sfiduciati, ognuno più propenso al motto ognun per sé e per gli altri se ce n’è. C’è stanchezza. Siamo tutti meno inclini a prospettarci un futuro roseo. D’altra parte il colpo è stato duro per la nostra comoda e libera vita da occidentali: a memoria non abbiamo mai avuto privazioni della nostra libertà così restringenti. Motivare cosa si fa, dove si va, regole per la spesa, per il rientro serale, aperture e chiusure di attività. Davvero è stata una rivoluzione copernicana. (O forse un’involuzione?)
Ma… c’è un ma. E vorremmo proporlo alla vostra attenzione, perché non sembri che consideriamo che tutto sia perduto. Ci spieghiamo meglio: tutto l’afflato iniziale del marzo scorso, tutto quel gran darsi da fare, quel proiettarsi in un domani migliore, sono nati a seguito di un’onda emotiva potente, che per forza di cose ci ha fatto vedere e sperare cose che non ci sono e non ci sono mai state. Ci siamo adagiati sulla superficie di ciò che ci accadeva intorno, senza andare in profondità, senza scavare, senza capire in profondità ciò che realmente stava accadendo. Dopo un anno non è più così. Non che ci siano state improvvise epifanie o scoperte epocali. Più che altro s’è aperto il vaso di Pandora. E ne sono venuti fuori i suoi doni non troppo graditi. Ma proprio per questo, pur sfibrati, esasperati dalla situazione attuale, dal protrarsi di un’esperienza di cui ci sentiamo solo impotenti spettatori (guardatevi intorno e diteci se abbiamo torto), crediamo sia questo il momento preciso in cui dobbiamo attivare il generatore d’emergenza che risiede in tutte le risorse interiori di cui disponiamo, che ci aiutano a distiguere, discernere, allenare la consapevolezza e la voglia di capire realmente cosa ci circonda, fatti come persone. Andando in profondità, scegliendo, allontandandosi dal luogo e dall’opinione comune. Creando e ricreandosi un’etica. Sapendo dare il nome reale alle cose, quelle piacevoli come quelle spiacevoli, come saper soppesare le persone che ci stanno intorno. E non stiamo parlando di giudizio, semplicemente di reinterpretare il mondo secondo criteri completamente sovvertiti dalla pandemia, liberando il nostro sguardo da paraocchi controproducenti.
In questo senso l’affaire Covid potrebbe essere considerato una sorta di romanzo di formazione che tutti abbiamo vissuto in prima persona, doloroso e senza escusione di colpi, solo come può esserlo crescere, consapevolizzare, abbandonare qualche pia illusione in favore di una solida presa di coscienza. Forse solo così saremo migliori, ognun per sé. Ma potremmo portare al di fuori di noi il cambiamento, attivandolo anche all’esterno. E partendo dalle risorse interiori, come s’è già detto, può mancare la terra sotto i piedi, può crollare il mondo addosso, ma qualche appiglio per rimanere in piedi o almeno non farci travolgere dalla caduta lo avremo.
Quel che non ammazza fortifica! Quindi, Lunatici, forza! Rimbocchiamoci le maniche. La strada è ancora lunga, ma noi abbiamo tutto ciò che ci serve per attivare il cambiamento e reagire. E allora via che si (ri)parte!
