Il mondo ci colpisce, ci interroga, ci fa fare un sacco di domande, offre riscontri e … immancabilmente ci offre spunti di riflessione.
Quando poi è un amico a dirti sei un groviglio di incontri e di personaggi letti e vissuti, bè: SBABAM! Il cuore ha un sussulto, si ferma, ci mette un attimo a capire cosa gli è stato detto, che ancora pompa, che ce la può fare a riprendere un ritmo regolare. E poi viene in suo aiuto il cervello, che si mette a infiocchettare la frase, partorendo elucubrazioni.
A parte la bellezza di un riconoscimento simile, il cervello di cui sopra pensa che non sia del tutto casuale che si sia un groviglio di tal fatta. Perché? Ma perché in qualche modo non s’è affrontata la vita, fino ad oggi, piattamente, supinamente, da dietro un vetro, muti e sordi agli stimoli esterni, anzi!
La vita ci è rimbalzata addosso proponendoci questioni, persone, personaggi, studi, libri, musica, parole, gesti, opere d’arte, spettacoli, sussurri, luoghi.
Ed ora veniamo ad avvenimenti più recenti. Dibattendo in due momenti diversi con due adolescenti della stessa età (13 anni, nel ferale anno di passaggio dalle medie alla scuola superiore – su qualsiasi istituto cada poi la scelta), ci siamo trovati lancia in resta a perorare la causa dello studio, dello scegliere una cosa o l’altra a seconda delle attitudini, certo, ma anche ponendo questioni come apertura mentale, scrollarsi di dosso i preguidizi: qualsiasi tipo di studio, se ben fatto e affrontato con la dovuta serità porta da qualche parte. L’importante è non appiattirsi sullo sfondo di un senso del dovere che pesa.
Certo, non viviamo nel Paese dei Balocchi e senza menzogna abbiamo chiarito che ci saranno in ogni momento della vita cose da affrontare che saranno più accattivanti, altre che annoieranno a morte, altre che faranno balzare in un salto fino al settimo cielo e altre ancora che sprofonderanno morale e voglia di fare nel più infimo degli inferi.
E dunque… Riflettendo su quello che ci era stato ricamato addosso prima e su quello che stavamo difendendo e perorando poi… ecco. Ci si è accesa la lampadina di una delle nostre ormai note epifanie.
Finché c’è curiosità c’è speranza!
Finché c’è curiosità non può esistere vera e propria ignoranza.
E questo lo diciamo alla luce delle tristi cronache che ci accade di ascoltare e leggere, e non solo a livello di piccole comunità, cittadine, nel chiuso di questo o quel nucleo familiare, piuttosto a livello nazionale, internazionale, globale.
Vediamo episodi di intolleranza, razzismo, qualunquismo, populismo, tutti -ismi che ci fanno sentire a disagio, ci spaventano. E che spesso provengono proprio da quella mancanza di curiosità e di prospettive che proprio a quegli -ismi danno un bel calcione.
E allora ci conforta che ci sia una via di resistenza e bellezza (nelle parole di un’altra amica): la curiosità, che spinge alla scoperta, che induce le persone a voler sapere, conoscere, che elimina la paura, che fa diventare quel famoso groviglio di persone e personaggi letti e vissuti che ancora ha un sacco di persone e personaggi da vivere e da leggere. Finché avrà fiato in corpo. Perseguendo con curiosità resistenza e bellezza.
