Ci sono quei giorni in cui si alza il vento. E magari c’è il sole, come lunedì. E allora l’atmosfera cambia. L’aria si fa difficile da repirare, talmente le folate sono prepotenti, e succedono cose strane, un po’ magiche, un po’ buffe.
Tipo i biondissimi capelli di una ragazza che prendono la via del cielo, tipo le carte lasciate a terra che vorticano senza meta, tipo i ciclisti che faticano a procedere pedalando controvento, tipo le persiane che si chiudono da sole, tipo i rami degli alberi che danzano una danza antica ma nuova, tipo le nuvole che scorrono a creare rapide arabeschi sempre cangianti nel blu, tipo gli abiti delle persone per strada che vengono scossi in maniera dispettosa e irriverente, tipo gli uccelli che si lanciano in volo e vengono sviati dalle correnti veloci…
Insomma, il panorama attorno si tinge di un’insolita nuova sinfonia, rumorosa e danzante. Densa e attivamente parte del tutto. Sibilante, colorata e birbante. Sorniona e monella, quasi ammiccante nel suo creare scompiglio.
Se si guarda bene oltre al caos, però… Quanta meraviglia! L’aria è più pulita, il cielo diventa terso, le cose portate fuori posto ne acquistano uno magari più consono. Noi stessi siamo magari più nervosetti, ma in fondo frizzanti.
Il vento spariglia le carte in tavola, le mescola e le ricompatta, ballando, sibilando, ridendo sotto i baffi.
A volte ce n’è bisogno. A volte il disordine creato è solo benvenuto e ci porta nuova energia, nuovo ordine, nuova pulizia di pensiero e azione.
Ma dato che non si può affidarsi agli agenti atmosferici, così imprevedibili e casuali, quando è necessario siate vento, fatevi vento, vorticate forte, danzate scomposti, siate sibillini e sfuggenti, correte al ritmo della vostra mente in turbinio: vedrete che capolavoro quando il potente soffio si sarà calmato!
L’unica controindicazione? Non date adito alle trombe d’aria: il troppo, come si sa, stroppia!
