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Mario Abrate presenta Le ragazze di Pontremoli – Impremix Edizioni

12 Marzo h. 19:00 - 20:30

Ne “Le ragazze di Pontremoli” l’autore racconta la sua esperienza quinquennale di direttore del carcere minorile di Pontremoli, unica struttura penale minorile solo femminile d’Europa.
Sono storie di giovani donne detenute che, prima di essere autrici di reato, sono spesso state esse stesse vittime di eventi più grandi di loro, spesso violenti e drammatici.
Viene descritta l’esperienza professionale ed umana dell’autore, dal giorno in cui assume la direzione dell’Istituto fino alla fine di quella che si rivelerà, per lui, un’esperienza appassionante ed entusiasmante.
Insieme alla sua è narrata la storia di Giulia, giovane educatrice che per la prima volta si trova a dover operare in un contesto così delicato e particolare come quello di un Istituto Penale Minorile.
Il suo è esso stesso un percorso professionale ed umano, nel quale il lettore potrà identificarsi e, man mano che si addentra nella narrazione, coinvolgersi ed emozionarsi.
Ci sono poi Jessica, Sarah, Jennifer ed altre giovani detenute le quali iniziano anche loro un personale percorso di crescita e maturazione.
Il racconto terminerà con la realizzazione di uno spettacolo teatrale, messo in scena nel prestigioso e magnifico “Teatro della Rosa” di Pontremoli.

“Le ragazze di Pontremoli” è un libro che emoziona e coinvolge e che ci parla di un ambito del sistema Giustizia di fatto poco conosciuto nella sua filosofia e nella sua pratica. Se ne consiglia la lettura ad operatori socio sanitari, psicologi, assistenti sociali, educatori, insegnanti ma anche semplici cittadini che vogliono meglio conoscere il particolare e complesso mondo della Giustizia minorile. Offre uno sguardo profondo e toccante sul mondo dell’Istituto Penale per Minorenni (IPM) di Pontremoli.
Il libro si distingue per la sua capacità di umanizzare le giovani detenute, presentandone le storie individuali e le complessità, ben oltre il mero resoconto dei loro crimini:

Umanizzazione delle Detenute: Una delle forze maggiori del testo è la narrazione delle vicende personali delle “ragazze di Pontremoli” come Jennifer, Jessica, Sarah, Anna, Miriam, Violeta, Kristina e Nicoletta. Vengono esplorati i loro contesti familiari, le loro paure, le loro speranze e le sfide che affrontano. Ad esempio, la storia di Jennifer offre uno scorcio sulla sua cultura d’origine e sulle sue percezioni della vita e della detenzione. Questo approccio contrasta con le rappresentazioni spesso stereotipate o sensazionalistiche dei centri di detenzione minorile.

Filosofia dell’Istituto vs. Concetto di Carcere: Il testo enfatizza la differenza fondamentale tra un “carcere” e un “Istituto” minorile. Viene sottolineato come la legge eviti il termine “carcere” per i minorenni, promuovendo un approccio incentrato sul rispetto delle individualità e sulla riabilitazione, piuttosto che sulla mera punizione. L’obiettivo è creare una “comunità educante”, sebbene con la consapevolezza che rimanga comunque un luogo di privazione della libertà e sofferenza.

Il Ruolo degli Operatori: Viene dato ampio spazio al lavoro e alla prospettiva degli operatori, in particolare del direttore e dell’educatrice Giulia. Si evidenzia il loro impegno a comprendere le ragazze al di là del reato commesso, cercando di costruire relazioni di fiducia e di stimolare curiosità verso il loro vissuto e le loro aspirazioni future. La narrazione include anche le riflessioni del direttore sulla difficoltà e la delicatezza del suo ruolo, nonostante la lunga esperienza nel campo della giustizia minorile.

Sfide e Difficoltà: Il testo non nasconde le complessità e le difficoltà incontrate. Si menzionano casi di ragazze con gravi disturbi psichici e tentativi di autolesionismo, come quello di Kristina. Viene anche affrontata la tensione tra l’ideale riabilitativo e la dura realtà della detenzione, che rimane un luogo di solitudine e reclusione.
Importanza delle Attività e dell’Integrazione: Le varie attività proposte (sartoria, giornalino, yoga, pittura, teatro) sono presentate come strumenti fondamentali per la crescita personale delle ragazze e per aiutarle a gestire il tempo in detenzione. Lo spettacolo teatrale al Teatro della Rosa di Pontremoli è un esempio significativo di come queste iniziative possano favorire l’espressione, l’autostima e un senso di connessione con la comunità esterna.
Autenticità: L’autore dichiara che le storie sono “in massima parte basate su eventi realmente accaduti”, conferendo al testo un forte senso di autenticità e credibilità. La narrazione evita sensazionalismi, concentrandosi invece su una rappresentazione onesta e profonda della realtà dell’IPM.

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Aperitivo su prenotazione

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Dettagli

Data:
12 Marzo
Ora:
19:00 - 20:30