La riflessione che proponiamo in questa newsletter parte da un evento da poco accaduto per noi Lunatiche: Portici di Carta. Come un ciclone arriva il finesettimana incriminato ed è tutto un far scatole, preparare bolle, veder arrivare scatole, aprirle, compilare altre bolle con i nuovi libri arrivati e poi darsi da fare a cercare di dividere i tomi con un certo criterio per poi non impazzire allestendoli, quando si sarà in loco, sotto i portici di via Roma.
Siamo oneste: ci sono stati Portici di Carta più scoppiettanti rispetto a quello appena passato, a livello di passaggio, acquisti, partecipazione del pubblico. Quest’anno avevamo più passeggio che vero e proprio passaggio, ma non ci possiamo comunque lamentare, perché, come recita il titolo di questa missiva, Uscire da sé è sempre cosa buona e giusta. Prendono aria libri e cervelli, si sgranchiscono gambe e pagine, ci si confronta tra librai che partecipano gomito a gomito alla manifestazione. E quindi è sempre un bel momento. Importante. Di crescita.
Ma la vera meraviglia, lo confessiamo, anche rispetto alla fretta del preparare, è ritornare alla base e rimettere a posto tutti i libri che avevamo rapito dagli scaffali per allestire il banco. Smistarli, decidere quali tenere, quali rendere, ripartire i titoli in base alle varie sezioni in cui abbiamo deciso di suddividere la nostra libreria.
E allora è proprio quello il momento magico, che occupa tempo, che sembra non vada mai alla fine, ma che arricchisce ed emoziona, perché… è una puerile riscoperta: di quanta bellezza alberghi fra i nostri scaffali, di quante voci decise, fini, immaginifiche, di quante storie più o meno edificanti, quante dure, quante vere o totalmente inventate, di quanta bellissima letteratura ci osservi dai ripiani in legno quotidianamente.
E allora, non prendiateci per matte, sembra quasi che a serrandoni chiusi, con un mare di libri sparso sui vari tavoli ad attendere di essere rimesso al proprio posto, si levi un brusio, una voce sottile ma continua, quasi una musica frusciante che racconta, che accompagna, che fa sentire che… si è in un luogo abitato, vivo, pregno di quelle storie che chiamano dagli scaffali.
Poi la libreria riprende forma. Tutto torna alla normalità. Tutti i volumi vengono diligentemente riordinati. E a voi si apre lo scenario che conoscete. Però, fateci caso: nei momenti di silenzio quella musica frusciante prodotta dai racconti che occupano le pagine potete sentirla anche voi, magari come un sottofondo, magari come in un bisbiglio, ma se fate attenzione la potrete cogliere.
E sorridere, pensando a quante voci stanno parlando all’unissono, raccontando vicende… e subito vi sentirete abbracciati da una compagnia grande, da un’atmosfera unica. E in qualche modo irripetibile. L’alchimia che solo una libreria può creare.
Fateci caso! SSSSSShhhhhhhhh!
