Ben ritrovati, Amici Lunatici!
Eccoci di nuovo qui a scrivervi. Ebbene sì, è cosa certa: da lunedì la nostra regione torna a colorarsi di rosso. E, a dar retta ai detti, verrebbe da pensare (o meglio sperare): rosso di sera, bel tempo si spera. (Non facendo caso al fatto che il rosso non interesserà solo le serate, ma le nostre giornate per intero. Ma son dettagli…). Dunque dobbiamo di nuovo avere pazienza. Abbiamo fatto il giro dell’anno, ma sembra di trovarsi punto e a capo.
Per la Luna sostanzialmente cambierà poco o niente. Ci troverete sul nostro satellitone (a targhe alterne: le Lunatiche si stanno dando i turni) dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18. Informiamo già da ora che chiuderemo un paio di giorni per fare il famigerato inventario dei libri (meglio tardi che mai!), ma sarete avvisati a tempo debito.
Nonostante la pandemia la settimana trascorsa e l’inizio di questa hanno avuto modo di vedere due accadimenti degni di nota: il Festival di Sanremo (71esima edizione, perbacco!) e la Festa della Donna (o meglio la Giornata Internazionale delle Donne). Confessiamo: non siamo appassionate nè all’uno nè all’altro accadimento. Ma prima che si levino cori di disappunto spieghiamo le nostre motivazioni.
Il Festival di Sanremo è una manifestazione che oseremmo dire ormai storica se non quasi istituzionale per il nostro Bel Paese, ma da troppo tempo a questa parte la proposta musicale, invece di rispecchiare il reale fermento che ribolliva nel calderone delle italiche sonorità, è stato lo specchio di ciò che dal Festival ci si sarebbe aspettato: canzoni politically correct, a modo, senza infamia e senza gloria, per lo più spremute di cuore che sembravano avere come fine ultimo quello di rassicurare: nulla è cambiato, siamo sempre il popolino di pizza e mandolino, tranquilli, niente scossoni, mentre di scossoni Mamma Italia nel frattempo ne aveva partoriti eccome, musicalmente parlando, con sonorità nuove, temi scottanti, voci discordanti rispetto all’opinione comune, generi che avrebbero fatto tremare il palco dell’Ariston.
Ebbene, in quest’edizione, sicuramente anche complice il tristissimo fatto che da quasi un anno non ci sia stata occasione per cantanti e musicisti di esibirsi dal vivo, abbiamo potuto assistere a un cambio di passo: abbiamo ascoltato musica nuova, testi scomodi, sonorità non proprio da Sanremo e, sorpresa delle sorprese, ha vinto un gruppo rock che si trucca e veste in modo decisamente incisivo per salire sul palco. Questo ci ha piacevolmente colpito e fatto sperare per il futuro: aria nuova, uno svecchiamento e, magari, anche l’attenzione puntata sul fatto che da quando è iniziata questa pandemia chi vive della propria arte versi in difficoltà non piccole.
La musica come l’arte, i teatri, i musei, i cinema sono importanti, fondamentali per noi, come individui, esseri umani, esseri pensanti e senzienti. Sono fondamentali tanto quanto lo sono state considerate le librerie (e il calcio, lo sci, i centri commerciali vivaddio!). Ed è davvero mortificante che invece vengano ritenuti solo luoghi in cui ci si assembra.
Insomma, speriamo che questa pompa magna sanremese, che ha avuto comunque modo di esserci anche quest’anno (anche se in forma totalmente nuova, diversa ed inetita), faccia capire quanto sia importante che la cultura circoli, come le idee, come tutto ciò che ci fa uscire da noi stessi, dal chiuso della nostra zona protetta per mettere il naso altrove, scoprire, sperimentare, confrontarsi con gli altri, con l’altro…
La questione della Giornata Internazionale della Donna invece ci infastidisce, in quanto Donne, perché pensiamo non sia una giornata a creare una nuova consapevolezza. E questo è quello di cui ci sarebbe bisogno. L’8 marzo è una data simbolica, una data che ha la sua importanza (per la carità!) perché è celebrata a livello internazionale, per l’appunto. Ma una donna è donna 365 giorni all’anno e in tutti quei sacrosanti giorni che trascorrono è impegnata costantemente a difendere il proprio essere donna, a combattere per il proprio posto nel mondo. Più che una giornata sono state le piccole-enormi conquiste acquisite passo passo nel tempo da Donne che hanno abbattuto con la loro tenacia il preconcetto, hanno sfatato il luogo comune, ottenendo diritti che avrebbero dovuto essere naturalmente concessi alle donne (come sempre sono stati riconosciuti agli uomini) a creare una nuova mentalità, un nuovo modo di concepire il nostro stare al mondo come comunità di individui (poco importa se di sesso maschile o femminile). E infastidisce il fatto che si debba ribadire ancora una volta la questione di genere, quando in una Società che dovrebbe essere avanzata, progressista e paritaria disparità esistano ancora quando non dovrebbero essercene. Vorremmo puntare l’attenzione sul fatto che aspiriamo ad un modello di uguaglianza, parità, identità di diritti e doveri, di oneri e onori. E questo è un percorso che dura da secoli, faticoso, tortuoso, fatto di lotte, spesso mortificanti da intraprendere. In sintesi: vorremmo che l’8 marzo non esistesse, perché non dovrebbe essercene bisogno. La donna, come tale, dovrebbe essere riconosciuta, rispettata, occupare il suo posto a pieno diritto, senza dover sgomitare per farlo, senza lottare. Perché quello che è un diritto dev’essere un diritto di tutti, perché quello che è un merito è un merito che deve essere riconosciuto a tutti. Ecco, fuor di polemica, quello che pensiamo. Quello che fortemente vorremmo diventasse realtà. E non un giorno in cui veniamo omaggiate di mimose profumate…
Detto questo ci congediamo e vi auguriamo una buona settimana, buone giornate e… dai dai dai!!!
