Le epifanie del fermarsi al semaforo aspettando che scatti il verde. Umanità vicina, umanità un poco più lontana. Grappoli di persone di tutte le età alla fermata, in attesa dell’autobus o del tram. Per una sorta di imbambolamento ci troviamo a fissare i visi, a scorgere emozioni, a notare vestiti e capigliature. Chissà perché oggi ci viene così? E scopriamo una ragazza che sorride guardando il telefono, carpiamo gli occhi al cielo e lo sbuffare di un signore elegante, con valigetta alla mano, cogliamo il rapimento di un ragazzo che ascolta chissà quale musica con le sue cuffie enormi, che lo rendono un po’ buffo… Notiamo il viso arrossato di una signora che discute al telefono, sorridiamo al sorriso di una donna di mezz’età, un po’ forte, cui è passato chissà che pensiero nella testa. E poi ci sciogliamo di dolcezza notando l’amore con cui un signore si china a dare un buffetto sulla testolina del suo amico peloso.
È un attimo, forse una manciata di attimi, un piccolo spiraglio nello scorrere quotidiano delle ore. Una sospensione, uno squarcio che ferma le lancette e crea una bolla senza tempo.
Ci sorprendiamo a costruire vite, le vite degli altri, a prendere spunto da quei piccoli dettagli per inventarci il loro mondo, le loro storie, giochiamo a far castelli in aria sui loro destini, riusciamo persino a indovinare la chiave nella toppa, a vedere l’interno delle loro case. Qui un medico, là una casalinga, poco distante una studentessa che sta per laurearsi. E poi quel ragazzetto che diventerà musicista. Il nonno che sta andando a prendere la nipotina a scuola. La donna in carriera che è in pausa pranzo.
Insomma nel pensier ci fingiamo tante vite possibili, chissà quanto azzeccandoci, chissà quanto invece prendendo colossali granchi. Ci ricorda un po’ quel gioco, quando da bambini, andando in macchina al paese dei nonni, percorrendo l’autostrada, vedevamo le case in lontananza, le loro finestre illuminate, le macchine parcheggiate nei giardini, gli orti curati, una chiesetta spersa nel nulla, qualche lampione solitario ad illuminare una via deserta e ci immaginavamo vite, costruivamo storie, fantasticavamo sulle giornate di tutti quei personaggi magari solo esistiti nella nostra testa.
E questo ci ha anche suggerito il fascino del nostro saper creare storie, destini, pulsioni, sentimenti, sbagliando, certo, ma mica poi più di tanto, perché l’umanità in fondo non è composta da azioni, sentimenti, situazioni, luoghi e persone variamente combinati? E allora, ve lo consigliamo: quando avete un attimo prendetevelo tutto e sbirciate il vostro prossimo… Inventategli un presente, un futuro (anche immediato), un passato. E quell’attimo diventerà speciale, si colorerà di racconti e aspettative e vi darà modo di notare chi vi sta accanto, i dettagli che di solito sfuggono. E diverrete golosi di storie. E le storie vi faranno vivere a qualche metro da terra, in quel non luogo sospeso tra realtà e sogno.
E sarà il vostro modo per rendere speciale un momento qualsiasi.
Prego: date inizio alle danze!
