Strano stare al mondo a quarant’anni. Volenti o nolenti, nel nostro Presente bizzarro, ci si trova ad essere i Nuovi Giovani, neanche ben consapevoli se sia cosa buona e giusta o meno.
Meno, verrebbe da dire, se le certezze sono state soppiantate dalle incertezze, se le possibilità si sono ridotte, se l’orizzonte politico, sociale, economico, farebbe venir voglia di prendere e mollare tutto, andar via… ma su un altro pianeta.
Eppure. Questi nuovi giovani (usiamo le minuscole, va’, che è più appropriato) sono quelli con cui ci confrontiamo, con cui ci scambiamo idee, opinioni, litighiamo, passiamo belle serate, momenti felici e meno felici. Sono quelli che si incontrano in giro. Seri e meno seri, posati e meno posati, sereni e meno sereni, meglio o peggio piazzati sul mercato, ma tutti con la stessa domanda negli occhi: “e poi?”, “e quindi?”: una sorta di ma che cosa ci riserva il futuro? E, badate bene, non si parla di un futuro lungi da venire, di progetti, figli, famiglia, un sogno nel cassetto da realizzare. Si parla di un futuro prossimo, lì dietro l’angolo, che però, ugualmente, spinge a chiedersi… Che ne sarà di me? Qual è la mia prospettiva? Quale strada sarà la mia? La nostra (di tutta una generazione – e delle seguenti), in fondo?
Domande vuote, perché senza risposta. Solo incertezze su incertezze. Che si assommano ad altre incertezze. E non più tardi di domenica andremo a mettere un voto che riteniamo Importante, soprattutto per il nostro futuro, prossimo e non. Andremo a votare per le Europee. Andremo perché crediamo che solo l’unione possa essere un punto di forza. E crediamo che questa nostra Europa, sebbene così perfettibile, sia un gioiello prezioso, da preservare, da coltivare come una piantina bisognosa di cure. Da proteggere da chi la vuole affossare, da chi vuole distruggere principi e criteri di scambio tra nazioni che sono alla base della sopravvivenza di questo nostro vecchio malconcio Continente.
In buona sostanza, qual è il punto? Siamo cresciuti con prospettive che via via che passavano gli anni sono state disattese, con ideologie che abbiamo dovuto (per onestà intellettuale e per non incorrere in stupidità) buttare alle ortiche, abbiamo accettato la non dignità di essere la generazione che deve chiedere sempre (perché in autonomia non arriva a fine mese). Abbiamo però resistito, continuiamo a farlo e incredibilmente abbiamo ancora dei valori in cui crediamo fermamente.
Per questo, proprio per questo, chiediamo scusa, ma ce lo date il diritto di non sapere ciò che vogliamo dal nostro futuro? Di essere persone che cosa vogliono proprio non lo sanno? Persone che fanno fatica a decidere? Che si ravvoltano dentro loro stessi come in una matassa di filo aggrovigliata?
E, credeteci, facendo un lavoro in cui si propone Cultura, Bellezza, Sapere, lo stridore si percepisce più forte. E forse è proprio per quello che non molliamo la presa. E continuamo a credere saldi in ciò che facciamo. A non cedere alla bruttura. Ad amare ciò che proponiamo. A sperare. A lottare contro il baratro dell’incertezza che avanza con le uniche armi che possediamo: il nostro cervello, il nostro cuore, la nostra creatività, la nostra scintilla di follia.
E, follemente (anche se non è sempre facile non farsi abbattere dalle circostanze), crediamo di agire per il verso giusto! Non lo pensate anche voi?
