Larsson, I poeti morti non scrivono gialli

Arrivati alla fine di questo libro, che è un giallo o almeno è anche un giallo, si resta con l’impressione che la ricostruzione del delitto non funzioni molto, per almeno un paio di motivi, che non si possono scrivere per timor di spoiler. In più, chi sia il colpevole si intuisce a un certo punto, sono sicuro che tutti quelli che l’hanno letto hanno avuto quest’intuizione, chi prima, chi dopo. Io l’ho capito a metà libro.

E tuttavia, arrivati alla fine di questo libro, si ha anche la conferma che Björn Larsson è un grande scrittore. La trama gialla, che è accattivante pur se imperfetta, fa solo da sfondo; e I poeti morti non scrivono gialli va letto come romanzo fuori dai generi.

Jan Y. Nilsson è un poeta di mezz’età, ricononosciuto e amato dalla critica, ma come spesso accade ai poeti è poco letto e molto povero. Ha una musa, Tina, che lo venera; un miglior amico, Anders Bergsten, buon giallista; un editore, Petersén, che lo stima e continua a pubblicarlo, nonostante le scarse vendite.

[cro_callout text=”I poeti morti non scrivono gialli è un gran bel romanzo, che soprattutto chi ama la poesia dovrebbe leggere senza indugi.” layout=”2″ color=”#891C09″]Quando Petersén gli chiede di scrivere un giallo, Jan Y. tentenna: vorrebbe rifiutare, poi accetta per riconoscenza verso il suo editore. Appena si mette all’opera, però, scopre che scrivere gialli non è poi male. In qualche mese il libro è pressoché completo, manca solo la parte finale. Per l’editore, che ha letto le bozze, è un capolavoro. Ma non solo: il libro darà scandalo, perché svela segreti dell’alta finanza e denuncia quei meccanismi che rendono poche persone oscenamente ricche e condannano la massa alla povertà. Petersén ha pochi dubbi: questo giallo sarà un best-seller.

Jan Y., il poeta romantico che ama le donne, che scrive di morte ma vuole la vita, sta quindi per diventare famoso, e forse anche ricco, quando qualcuno lo uccide sulla barca dove vive da sempre, perché una barca è l’unica casa che può concepire un poeta, una casa fatta per muoversi, che gli permette di andare a caccia di albe.

Chi ha ucciso quindi Jan Y.? L’inchiesta, che è soprattutto un’indagine nella personalità del poeta, e talvolta nella natura stessa della poesia, è affidata a Martin Barck, commissario e poeta dilettante. Senza indizi o quasi, senza testimoni per tre quarti del libro, Barck dovrà affidarsi soprattutto all’intuito per risolvere in caso. All’intuito, o alla poesia.

I poeti morti non scrivono gialli è un gran bel romanzo, che chi ama la poesia dovrebbe leggere senza indugi. Ma non prendetelo però per un giallo classico, o potreste restarne delusi.

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