Deaglio, Zita

A sessant’anni si può essere appassionati, idealisti e deliziosamente matti come a venti. Sembra volerlo mostrare, Enrico Deaglio, con questo la protagonista di questo romanzo, il suo esordio nella narrativa.

Con una scrittura molto misurata, elegante, più giornalistica che letteraria, Deaglio tratteggia la figura di Zita e ricapitola così una buona fetta della storia italiana (e non solo) negli ultimi cinquant’anni.

Zita che adolescente o poco più si mette nei guai seri, che s’innamora di un giovane iraniano, che lo segue a Teheran, che qui conosce e intervista Khomeini, che ripara in Italia e qui si reinventa, complice uno strano colpo del destino, imprenditrice.

[cro_callout text=”«E ancora una volta, ripensò a quando anche Zita aveva solo cent’anni.»” layout=”3″ color=”#891C09″]Zita è un romanzo anomalo, che vive di aneddoti curiosi sulla storia italiana, che fa pendere la bilancia narrativa più dal lato della Storia che da quello delle storie. Ricco di citazioni letterarie (Buzzati, Pavese, ma anche Vargas Llosa e Joseph Roth), ha pagine brillanti (lo scambio di mail tra Carlo e Zita) e uno dei riassunti più efficaci (e cinici) della storia unitaria italiana. Il che da Deaglio, autore di Patria, non stupisce.

Se vi interessa sapere perché la splendida centenaria italia del 1961 sia diventato lo stanco paese di un secolo e mezzo del 2011, questo libro fornisce un prezioso punto di vista.