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Novembre: il libro che ti sorprende! | I consigli di novembre 2023

    Karen Russel
    I DONATORI DI SONNO
    (SUR – Trad. di Martina Testa, € 16) 

    Gli Stati Uniti sono afflitti da un’epidemia di insonnia così forte da essere letale. Trish, sorella di una delle prime vittime, lavora per un’associazione non-profit che effettua trasfusioni di sonno: è stata lei a trovare la Piccola A, l’unica donatrice universale finora conosciuta, una neonata il cui sonno purissimo non causa mai crisi di rigetto nei pazienti; ma mentre la ricerca di donatori continua senza sosta, il padre della Piccola A è sempre più riluttante a sottoporre la figlia ai prelievi. Quando dal sonno di un donatore sconosciuto si scatena un’infezione di orribili incubi, Trish dovrà prendere una decisione difficilissima.

    Benvenuti nel mondo di Karen Russell, narratrice che sa mescolare in dosi perfette il reale e il surreale, la psicologia e la fantascienza, l’horror e la satira sociale. Stregati dalla sua scrittura, attraversiamo questa storia con meraviglia e inquietudine come avviene nei sogni più intensi, scoprendo con quanta potenza la letteratura può toccare temi come il trauma della malattia, la paura del contagio e la gestione della cura, la responsabilità individuale verso il bene collettivo – temi che se ci sembrano attualissimi oggi è perché troppo spesso dimentichiamo che sono eterni.


     

    Rita Charbonnier
    L’AMANTE DI CHOPIN
    (Marcos Y Marcos – Trad. di Vendi Vernic, € 18)

    Dei ‘grandi uomini’ ne ho piene le tasche. Intagliamoli nel marmo, fondiamoli nel bronzo e non parliamone più”.
    Quando si incontrano per la prima volta, George Sand si gode ancora la libertà dopo un rapporto tormentoso con Alfred de Musset, e Fryderyk Chopin fantastica di un amore rimasto in Polonia.
    Ad attrarli irresistibilmente è l’ascolto. Quello che George Sand offre con la mente e con il corpo, e che Chopin desidera più di ogni altra cosa.
    Sono entrambi artisti di successo, però è George a mettere al primo posto la musica di Chopin, i suoi problemi di salute.
    Saturi di mondanità parigina fuggono a Maiorca, sognando un caldo inverno mediterraneo; trovano pioggia e vento. Chopin tossisce, ha male al petto. George Sand lo cura e lo protegge, e i Preludi sgorgano lì, da un pianoforte di fortuna, tra le mura di una certosa antica.
    Cercano la pace nella campagna francese: la villa di George è confortevole e ospitale, il Pleyel accordato alla perfezione.
    Scrivendo romanzi e articoli di notte, lei è serena, riesce a rispettare le scadenze.
    Ma sua figlia adolescente in fiore è una mina vagante, il figlio Maurice è geloso di Chopin e Chopin dei giovani giornalisti con cui George prepara la rivoluzione.
    Nel 1848 Parigi esplode, barricate reali e d’orgoglio li dividono, ma dieci anni di amore non possono finire così.


     

    Jan Brokken
    LA SUITE DI GIAVA
    (Iperborea – Trad. di Claudia Cozzi, € 17,50)

    Jan Brokken dedica un libro alla storia di sua madre Olga e al suo lungo soggiorno nelle Indie Orientali olandesi a partire dal 1935.

    È il 1935 quando Olga, poco più che ventenne, arriva in Indonesia, allora colonia olandese. Insieme al marito Han trascorre dieci anni tra Giava e Sulawesi e torna nei Paesi Bassi solo dopo la Seconda guerra mondiale, con due figli al seguito. Nel 1949 darà alla luce lo scrittore Jan Brokken. Gli anni della madre a Giava sono sempre rimasti avvolti nel silenzio, ma la storia torna a incuriosirlo quando, ormai adulto, un mattino di tarda estate rimane folgorato da una sonata per pianoforte ascoltata alla radio, I giardini di Buitenzorg, dalla Suite di Giava di Leopol’d Godovskij. Buitenzorg, oggi Bogor: la città in cui Olga ha vissuto, nei cui giardini ha passeggiato accompagnata dal fruscio delle palme. Chi era Olga prima di diventare sua madre? E chi era Godovskij? Grazie alle lettere ereditate dalla zia, Jan Brokken ricostruisce la storia intima di una donna curiosa e infaticabile, che ha imparato la lingua makassar e insegnato alle giavanesi a usare la macchina per cucire, ha conosciuto il dolore della perdita di un figlio ed è sopravvissuta alla prigionia in un campo giapponese. E accanto alla vita di Olga scopre quella di Godovskij, «anima baltica» che dalla Lituania viaggia per l’Europa e l’America impressionando con il suo talento di virtuoso del pianoforte, per poi innamorarsi dell’Indonesia. Nell’intrico di culture e fedi dell’arcipelago asiatico, tra i ritmi delle danze di Borobudur e i suoni del gamelan, Jan Brokken disvela le storie di scrittori e compositori, da Hella Haasse a Paul Seelig, che hanno guardato al mondo intorno a loro senza l’avidità predatoria del colonizzatore, ma con la curiosità e l’apertura del viaggiatore. Proprio come Olga.


    Sylvain Tesson
    BIANCO
    (Sellerio – Trad. di Marina Di Leo, € 16) 

    Per Sylvain Tesson la vita è movimento. Nell’arco di quattro inverni, accompagnato dall’amico Daniel Du Lac, vincitore della Coppa del mondo di arrampicata, guida di alta montagna, pioniere di vie estreme, compie con gli sci la traversata delle Alpi, da Mentone, sulla costa francese, fino a Trieste, passando da Italia, Svizzera, Austria e Slovenia. Ai due viaggiatori si aggiunge poi Philippe Rémoville, entusiasta alpinista incontrato in un rifugio. Insieme hanno così percorso 1.600 chilometri e superato più di 60.000 metri di dislivello.
    Ogni singola giornata è una sfida contro il freddo e la fatica; le soste nei rifugi diventano occasione per conoscere personaggi indimenticabili, da un canonico dell’ospizio del Gran San Bernardo al figlio dello studioso Jean Starobinski, guida alpina ed esperto del mondo dell’arte. Immerso in un panorama che racchiude una forza selvaggia e una potenza trascendentale, Tesson si confronta con la bellezza e con il vuoto, con lo sforzo fisico e mentale, col silenzio della natura e il costante rumore di fondo del cervello al lavoro. Vive lo slancio del gesto perfetto e la mortificazione di una caduta, riposa in rifugi vuoti, a disposizione degli alpinisti solitari, scopre che il vero lusso non sta nella raffinatezza di un oggetto o nell’abbondanza dei piaceri, ma nella minestra dopo la fatica, nella contemplazione di un fuoco dopo il gelo: «il lusso consiste nella cessazione dello sforzo. Il lusso è compimento».
    L’uomo alle prese con la montagna, con la luce infinita delle Alpi, scrive Tesson, non migliora, non si redime, non si tra sforma. «Quando raggiunge altezze meravigliose, vi trasporta la sua miseria». Bianco sorprende per lo sguardo privo di arroganza, per l’assenza di ogni fittizia esaltazione. Non c’è la mistica della solitudine eroica nella natura madre e matrigna, o il culto della purificazione nell’aria cristallina delle vette. C’è solo un viaggio, fuori e dentro di sé, e un sogno di bambini, quello di avventurarsi nel mistero del mondo.


     

    Priscilla Morris
    LE FARFALLE DI SARAJEVO
    (Neri Pozza – Trad. di Alba Bariffi, € 18)

    Sarajevo, 1992. Ogni notte bande di ultranazionalisti con la faccia coperta da calze nere trascinano in strada i mobili presi dalle case abbandonate ed erigono barricate che tagliano la città in enclave etniche. Ogni mattina, gli abitanti – musulmani, croati, serbi – rimuovono quelle barriere e affrontano la giornata fingendo di non vedere ciò che si addensa all’orizzonte. Tuttavia, inevitabilmente, arriva il giorno in cui la tragedia che incombe sulla città non può più essere ignorata, e Zora Kočović, pittrice e insegnante, decide che è giunto il momento di mandare suo marito e l’anziana madre fuori dal paese, al sicuro. Lei, invece, non lascerà Sarajevo, il suo studio sotto i tetti della Vijećnica, i ragazzi che si aggrappano ai suoi corsi di arte come all’ultimo brandello di normalità, i suoi quadri che raffigurano i tanti ponti, simbolo della città della convivenza. Le ostilità non potranno durare piú di qualche settimana, la tempesta passerà. Ma la tempesta non passa e l’assedio chiude Sarajevo in una morsa. I suoi abitanti rimangono senza comunicazioni, senza luce, senz’acqua, senza medicine: dalle colline attorno la città viene bombardata, spazzata dai cecchini, martoriata. Muoiono a migliaia; le lapidi, bianche, sottili, riempiono ogni angolo, prato, cortile. Spariscono giorno dopo giorno gli alberi e gli uccelli. Nel palazzo squarciato dalle esplosioni in cui Zora vive ormai sola, si è formata una vera e propria comunità di fratelli e sorelle d’anima che si appoggiano gli uni agli altri, affrontano insieme il loro mondo che si sta disintegrando, si reinventano di nuovo e poi ancora, nel tentativo di non perdere la propria umanità. Tutto ciò che Zora e i suoi amici hanno di piú caro viene distrutto, esposto allo scempio dalla crescente violenza degli assalitori: al posto delle rondini nel cielo di Sarajevo volteggia la cenere, uno sciame di farfalle nere. Eppure, dopo che si è perso tutto, lí, può esserci ancora straordinaria bellezza.


     

    Kim de l’Horizon
    PERCHé SONO DA SEMPRE UN CORSO D’ACQUA
    (Iperborea – Trad. di Silvia Albesano, € 19)

    Perché sono da sempre un corso d’acqua è un romanzo che non assomiglia a nessun altro, è il racconto di tutte le nostre esistenze.

    Quando sua nonna comincia a perdere la memoria, Kim cerca di riempire i silenzi scavando nei ricordi dell’infanzia, finendo in balìa di un’infinita rabbia e di una terribile tenerezza. Le famiglie sono così: nascondono e sotterrano, deridono e feriscono ma allo stesso tempo cullano e proteggono.

    Per cambiare la propria storia bisogna prima di tutto conoscerla e per questo Kim decide di ricostruire il suo albero genealogico. I rami della sua storia famigliare brulicano di corpi femminili, che hanno assunto forme diverse e hanno indossato vite che non corrispondevano alla loro perenne tensione verso la libertà. Kim deve iniziare a guardare sotto le ferite evidenti, sotto quelle celate, quelle ereditate e lasciare che finalmente il dolore sgorghi, come un’alluvione che cambia le sorti di quello che investe. Tutti cerchiamo da sempre un modo per parlare di noi e di quello che portiamo scritto nel sangue, pur sapendo che non è sufficiente la lingua di tutti i giorni per dire l’indicibile. È necessario inventarsi un linguaggio nuovo per raccontare la sostanza di cui siamo fatti: una lingua ma(d)re. Una lingua che «è gocciolare, cadere, confondersi, scorrere, radicarsi, fluire». Perché questa è la magia dei racconti: saper tessere la presenza dall’assenza.

    Una volta imboccata la strada della ricostruzione, tornare al punto di partenza è impossibile. Nella chiusura del cerchio la linea finale manca di qualche millimetro la linea iniziale e quella che sembrava una forma perfetta è in realtà piena di spigoli smussati, come un corpo non conforme.


     

    Eduard Bass
    GLI INVINCIBILI 11 DI PAPà KLAPZUBA – Una storia per grandi e piccini
    (Miraggi – Trad. di Andreas Pieralli, € 15) 

    Uscito nel 1922, Gli invincibili 11 di papà Klapzuba è un grande classico dell’umorismo e della letteratura popolare e per ragazzi (non a caso il sottotitolo recita Una storia per grandi e piccini).
    Il campagnolo papà Klapzuba ha undici figli e, non sapendo come sbarcare il lunario, sbuffando con la sua perenne pipa in bocca insegna loro a giocare a calcio, facendoli in breve diventare una squadra fenomenale. Dopo una stupefacente cavalcata di parossistiche vittorie man mano su campi sempre più prestigiosi, gli invincibili Undici di Klapzuba arriveranno a vincere tutto il possibile in Europa e nel mondo, con peripezie degne del più classico romanzo di avventura (compresa una partita molto particolare contro i cannibali in seguito a un naufragio, con in palio aver salva la vita).
    Opera fondamentale e notissima della prosa ceca, il romanzo celebra lo spirito sportivo, la tenacia che porta a superare ogni difficoltà e la passione per il calcio, ma è anche una favola ironica e leggera sull’ebbrezza della nuova era: per l’ascesa della Cecoslovacchia appena nata dalle ceneri dell’Impero austro-­ungarico, e per la nuova Europa e il nuovo mondo tornato alla normalità dopo la tragedia della Grande Guerra.


     

    Ling Ma
    LA DONNA CHE SCOMPARE
    (Codice – Trad. di Anna Mioni, € 17)

    Una casalinga benestante vive con il marito e i suoi cento ex amanti, tra cui uno violento. Due ragazze cementano la loro amicizia tossica provando una nuova droga che rende invisibili. Una docente di cinematografia scopre nel suo studio un passaggio segreto che conduce a un mondo dove è sempre notte e il tempo non scorre. Una copywriter viene abbordata da un uomo in un locale, va a casa con lui e scopre che è uno yeti. Una scrittrice accompagna il marito al Paese natale di lui, perché vuole sottoporsi a un rito di trasformazione che prevede che venga sepolto tutta una notte e riesumato la mattina dopo. Un’impiegata governativa fa i conti con le sue radici cinesi durante una gravidanza che si sviluppa in modo inconsueto. Un complicato rapporto madre-figlia, reso più difficile anche dal divario linguistico, è analizzato in un racconto dentro un racconto in cui la figlia ricostruisce, a modo suo, un evento accaduto alla madre. Elementi fantastici e status symbol della nostra epoca si fondono in questa raccolta di racconti che esplora i temi della solitudine, del razzismo, dei feticci della società dei consumi, dei rapporti tra figli e genitori e di cosa si può identificare come “casa” e “cultura di appartenenza”. La scoperta dell’identità può avvenire solo in quel luogo a cavallo tra vero e immaginario creato dalla maestria di Ling Ma, perché «è nelle situazioni più surreali che una persona si sente più presente, più vicina alla realtà».


     

    Paolo Zardi
    LA MECCANICA DEI CORPI
    (Neo, € 15)

    Cosa regola i corpi che siamo? Le spinte che esercitiamo gli uni sugli altri, le attrazioni, le prevaricazioni? Quale la sostanza delle nostre emozioni?
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    Paolo Zardi elegge la letteratura quale disciplina che meglio racconta la complessità delle scelte che definiscono ogni vita, perché capace di indagarne le dinamiche nascoste e imprevedibili.

    Le pagine de La meccanica dei corpi abitano queste forze e lo fanno in modo inatteso.
    Cinque storie che, in un misto di garbo e sfrontatezza, colgono il rumore che gli esseri umani fanno nel loro incessante vivere: una sinfonia di desideri, speranze, attese, di inneschi improvvisi che riscrivono la partitura iniziale.


     

    Anna Baar
    IL COLORE DELLA MELAGRANA
    (Voland- Trad. di Paola Del Zoppo, € 19) 

    Ana trascorre ogni estate su un’isola della Dalmazia affidata alle cure della nonna Nada, che ha vissuto la tragedia della guerra e dell’occupazione fascista, fuma una sigaretta dopo l’altra e proibisce alla nipote di parlare in tedesco: la lingua di suo padre, la lingua dell’Austria, dove la bambina passa il resto dell’anno. Due lingue, due luoghi, un padre assente, una nonna ammirata e temuta, il fantasma del secondo conflitto mondiale: tutto questo compone il tessuto di una narrazione potente e mai scontata, sostenuta da uno stile affilatissimo, in cui la piccola protagonista si rifugia nelle zone di intraducibilità che ogni lingua racchiude.

     

     


     

    Juan José Saer
    IL TESTIMONE
    (La Nuova Frontiera – Trad. di Luisa Pranzetti, € 16,90)

    Da qualche parte al di là dell’oceano, negli anni della conquista e dell’esplorazione delle Indie, un mozzo di quindici anni viene catturato da una tribù di indios. Scoprirà subito che sono cannibali ma che lui, a differenza dei suoi compagni, non è destinato alla graticola. Anno dopo anno la sua cattività si prolunga, monotona e tranquilla, mentre davanti ai suoi occhi si dispiegano gli usi, i costumi e la visione del mondo di quegli indios. Lui riferisce tutto fedelmente al lettore, minuzioso nei particolari, anche i più inquietanti, anche i meno comprensibili. Poi un giorno, all’improvviso, gli indios lo mettono su una canoa carica di regali e lo abbandonano alla corrente; più tardi una nave lo raccoglie. Solo con il passare del tempo, però, quel mozzo capirà le ragioni di quella strana avventura e, alla fine della sua lunga vita, potrà finalmente portare a termine ciò che gli indios si aspettavano da lui.


     

    Akwaeke Emezi
    ACQUADOLCE
    (Il Saggiatore – Trad. di Benedetta Dazzi, € 22)

    Ada è nata in Nigeria, in un villaggio di terra rossa, ma a diciotto anni si è trasferita negli Stati Uniti per studiare. È un’adolescente come tante: frequenta le lezioni, esce a ballare, si ubriaca, si innamora. Ma Ada è un’adolescente come nessun’altra. La sua mente è abitata da presenze oscure: non sono le paure che assediano ogni coscienza umana, ma spiriti ancestrali della sua terra, reali quanto i compagni di college con cui passa le serate. Questi spiriti l’hanno seguita nel mondo quando è nata e sono rimasti intrappolati dentro di lei. Qui dimorano e combattono e offrono sacrifici di carne alla dea serpente che li ha partoriti, ma quando un evento traumatico minaccia di distruggere questo fragile equilibrio, gli spiriti prenderanno il sopravvento e non si fermeranno davanti a niente pur di difendere la loro Ada.