LiberAria

“L

avoriamo perché leggere diventi un modo di vivere”. Sembra essere questo il principio che guida l’attività di Giorgia Antonelli, editrice di LiberAria. Nata come associazione culturale, ri-nata come casa editrice giusto in tempo per partecipare al Salone del libro a maggio, dov’è stata indicata da Repubblica come novità più interessante.
Quanto basta, insomma, per spingerci a conoscere meglio Giorgia, la sua casa editrice e lo staff, con questa intervista.

1 > Ciao Giorgia, vuoi presentarti in qualche riga?

Definire, per il suo stesso etimo, significa delimitare, circoscrivere. Penso invece che l’essere umano sia un continuo divenire, modificarsi. Sono già stata molte persone (ricercatrice, insegnante e poi editore) e probabilmente ne sarò molte altre. Per cui oggi posso sapere quello che non sono e non sarò mai: per il resto sono aperta a tutte le possibilità e ai cambiamenti.

2 > Dicci qualcosa anche sullo staff di LiberAria.

«Credo molto nel futuro del digitale, per questo ho scelto di affiancare gli e-book alla produzione di testi cartacei.»

Lo staff di LiberAria è una grande forza. Sono tutti professionisti del settore e la loro esperienza trapela da ogni scelta, decisione, progetto. Mi sento dunque di citare, e ringraziare, nell’ordine: Alessandra Minervini, editor della narrativa italiana e curatrice della collana Meduse; Mattia Garofalo, ufficio diritti e curatore della collana Phileas Fogg; Caterina Morgantini, ufficio stampa; Elisabetta Stragapede, segreteria amministrativa. Un ringraziamento particolare va anche alle due donne che curano la grafica e le bellissime copertine di LiberAria: MariaRosa Comparato, il nostro grafico e Vincenza Peschechera, bravissima e promettente illustratrice.

3 > Quando hai pensato per la prima volta di aprire una casa editrice? C’è un aneddoto particolare legato a quel momento?

L'editore Giorgia Antonelli. Foto di Umberto Lopez

L’editore Giorgia Antonelli. (Foto di Umberto Lopez)

Come ho spesso raccontato, LiberAria è nata due volte. Coltivavo il sogno di lavorare “con i libri” sin da quando ero bambina, ma la prima occasione è arrivata nel 2008, quando ho vinto il bando regionale “Principi Attivi – Giovani idee per una Puglia migliore” e ho fondato LiberAria come associazione culturale che proponeva editoria on line e on demand. Alla fine del progetto la scelta è stata naturale: ho chiuso l’associazione e ho ricostruito LiberAria come srl, dando vita ad una casa editrice vera e propria, rinnovando completamente lo staff e ponendomi nuovi obbiettivi, tra cui quello di avere un respiro nazionale e di rifiutare il concetto di editoria a pagamento. Proprio per questo abbiamo fortemente voluto, e ottenuto, un distributore nazionale come Messagerie, che cura la promozione e la distribuzione dei nostri libri in tutte le librerie d’Italia.

4 > Come altri editori nati da poco pubblicate sia libri di carta che ebook. Cosa pensi di questi ultimi? Sono il futuro del libro, la sua fine, o cos’altro?

Credo molto nel futuro del digitale, per questo ho scelto di affiancare gli e-book alla produzione di testi cartacei. Penso che l’e-book non sottragga nulla al libro tradizionale, ma costituisca un’opportunità in più per la fruizione della letteratura. Un esempio chiarificatore: pensare che uno svilisca o sostituisca l’altro per me è come affermare che consentire i matrimoni omosessuali possa intaccare la famiglia tradizionale. L’e-book costituisce un arricchimento della fruizione letteraria su più canali, non una privazione o una sostituzione di quello che già esiste sul mercato.

5 > A proposito: ci racconti in breve il vostro catalogo?

Attualmente abbiamo già in commercio cinque libri: Volare sott’acqua di Fabio Lubrano e Il metodo della bomba atomica di Noemi Cuffia per le Meduse, Sunnyside di Glenn David Gold e L’ultima vacanza. A memoir di Gil Scott-Heron per Phileas Fogg, infine il saggio di Silvia Bencivelli Cosa intendi per domenica? La mia (in)dipendenza dal lavoro per i Metronomi.
Entro la fine del 2013 sono previste altre cinque uscite, di cui posso anticiparti le prime due, in libreria in autunno: Tutto è monnezza. La mia dipendenza dai rifiuti di Antonio Castagna (Metronomi), un breve saggio sul vivere ecosostenibile, e Mia moglie ed io di Alessandro Garigliano (Meduse), un libro intenso e raffinato sulla precarietà contemporanea che si fa esistenziale.

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6 > C’è un bestseller che bolle in pentola?

«Quello che tentiamo di fare è bella letteratura, di qualità ma senza trascurare la leggerezza, come la intenderebbe Calvino.»

Speriamo! È il pubblico che decide quale libro lo diventerà, in base alle vendite: ci auguriamo di poter avere un tale riscontro da parte dei lettori. Quello che tentiamo di fare è bella letteratura, di qualità ma senza trascurare la leggerezza, come la intenderebbe Calvino.

7 > Domanda da un milione di euro: secondo te da che parte del mondo viene oggi la letteratura migliore?

Per me la letteratura è apolide per definizione: ci sono ottimi libri che provengono dalle più disparate parti del mondo. Quel che importa è il contenuto, lo stile, l’idea che l’autore desidera comunicare. La provenienza geografica non è rilevante e non costituisce un pregio di per sé.

8 > Dicci due autori già noti, famosi (o persino classici!) che vorresti aver pubblicato tu.

Sicuramente Italo Calvino, tra i classici. E se devo nominare una donna direi Goliarda Sapienza, per la personalità dei suoi romanzi e la carica eversiva.

9 > Da piccoli editori quanto è difficile competere con i grandi gruppi?

Molto, in realtà. Hanno più risorse finanziare per acquistare e promuovere i libri che hanno maggiori possibilità di vendita, oltre ad essere spesso produttori-promotori-distributori e venditori ultimi, mortificando la concorrenza e limitando il libero mercato. Ma non ci facciamo scoraggiare. Nel nostro piccolo proviamo a fare buona letteratura e a ricavarci la nostra nicchia di mercato.

10 > Si sa che ogni libro è bello all’editore suo, ma ce n’è uno in particolare di cui sei orgogliosa?

«Sono molto orgogliosa di aver pubblicato in Italia L’ultima vacanza. A memoir, l’autobiografia di Gil Scott-Heron. Ho amato la sua musica, prima di tutto, poi ho scoperto il talento poliedrico nella scrittura.»

Per una questione affettiva (e anche perché è l’unico autore non in vita, non fa torto a nessuno), direi che sono molto orgogliosa di aver pubblicato in Italia L’ultima vacanza. A memoir, l’autobiografia di Gil Scott-Heron. Ho amato la sua musica, prima di tutto, poi ho scoperto il talento poliedrico nella scrittura. Inoltre, è stato un attivista per i diritti civili e il suo libro ci restituisce non solo la storia personale di un uomo (nero e povero nell’America bianca e razzista degli anni ’60) che si è fatto strada grazie alla propria bravura e alla determinazione, ma anche uno spaccato della storia degli Stati Uniti e delle battaglie per i diritti civili.

11 > L’esperienza alla fiere, dove un editore incontra i suoi lettori. Vuoi raccontare qualche aneddoto legato a queste occasioni?

La nostra prima esperienza è stata al Salone del libro di Torino, lo scorso maggio. Per noi è stata incredibile: pur essendo una piccola realtà, fino a poco tempo fa sconosciuta nel mondo editoriale, abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico e di vendite. Lo stand era un fermento continuo di persone e personalità (Sgarbi, ad esempio, che ci ha fatto i complimenti per le copertine), siamo stati segnalati su «Repubblica» come la novità più interessante del Salone e sono andate sold out tutte le copie che avevamo de Il metodo della bomba atomica di Noemi Cuffia. È stato stancante, certo, anche per il freddo e la pioggia, ma cosa potevamo chiedere di più?

12 > E infine le vostre letture. Cosa vi piace? Volete menzionare qualche libro che avete amato tanto?

Ci piace tutta la buona letteratura. Oltre agli autori citati precedentemente amiamo molto la grande letteratura italiana (Buzzati, Calvino, Pavese, Morante), che costituisce il faro guida per la selezione delle Meduse, i grandi romanzi russi (due nomi: Dostoevskij e Bulgakov), ma potrei andare avanti citando romanzi americani, francesi, spagnoli, mediorientali, ecc. Insomma, come dicevamo prima, la letteratura è bellissima sempre, purché sia di qualità, indipendentemente dalla sua provenienza. Ed è la nostra ragione di vita. Come è scritto nella nostra linea editoriale “lavoriamo perché anche leggere diventi un modo di vivere”.

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