McConnon, La strada del coraggio

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Nel 1948, la guerra finita da poco, Gino Bartali ha 34 anni. Il naso “triste come una salita” è ancora piantato su un viso scarno e forte, ma i capelli si son fatti radi e han lasciato campo libero a qualche ruga. In generale, come ciclista, Bartali è ritenuto vecchio. Invece corre e vince, a dieci anni di distanza dal primo successo, il Tour de France.

[cro_callout text=”‘La strada del coraggio’ sconta qualche eccesso di retorica ma ha il merito di raccontare una vicenda non troppo nota in modo rigoroso e appassionante.” layout=”3″ color=”#891C09″]Comincia da qui, dall’impresa sportiva forse più nota di Bartali – quella per cui i francesi s’incazzano, sempre per citare Conte – questa biografia di Gino Bartali. Ma presto La strada del coraggio passa a raccontare le premesse di una vicenda meno nota: quella che vide Bartali, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, salvare la vita a numerosi ebrei italiani.

Su quest’atto di eroismo si concentrano gli autori, i due fratelli canadesi Aili e Andres McConnon, per imbastire una biografia ben documentata e godibile.

Le vicende personali di Gino Bartali – bambino senza troppa voglia di studiare, ragazzo di bottega da un ciclista, ciclista dilettante, poi professionista, poi campione – si legano agli accadimenti storici: sono gli anni del fascismo, dell’omicidio di Matteotti e di quello del ciclista Bottecchia, il primo italiano a vincere il Tour de France per ben due volte, prima di morire in circostanze tanto misteriose da aver fatto sospettare di una qualche squadraccia fascista.

Sono gli anni in cui lo sport fa da carburante alla propaganda del regime, gli anni delle Olimpiadi del 1930, dei Mondiali di calcio e di Primo Carnera; ma sono anche gli anni della tragedia più grande per Gino Bartali, la morte del fratello, e poi quelli dell’amore, del fervore religioso e dell’irrequietezza politica.

Testardo ma non rivoluzionario, Bartali si trova più volte a cedere al regime fascista (nel 1938 gli fu sconsigliato di partecipare al Giro d’Italia per concentrare tutte le forze sul Tour) finché, su sollecitazione dell’amico Cardinale Elia Dalla Costa, non si trova nei panni dell’eroe.

La strada del coraggio (Edizioni 66thand2nd, 350 pagine, 18 euro) sconta qualche punta di retorica e una fastidiosa tendenza all’esotismo (ai due autori la vita in una cittadina italiana negli anni Trenta deve sembrare taaanto pittoresca). Ma ha il merito di raccontare una vicenda non troppo nota in modo rigoroso e appassionante.

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