Lazzarotto, Il ministero della bellezza

Il libro in questione – Il ministero della bellezza di Marco Lazzarotto – è di forma quadrata, morbido al tatto, con un buon profumo della carta. Nella copertina – liscia, priva di imperfezioni o sbavature grafiche – prevale un elegante bianco. Il numero di pagine, poco meno di trecento, è da ritenersi ottimale per un romanzo. All’interno è ben impaginato, con margini ariosi e un carattere ben leggibile. Il colore rosso brillante della costa, infine, lo rende adatto a un salotto arredato in stile giovane, informale.

Se l’Italia fosse davvero un paese fondato sulla bellezza, come Lazzarotto immagina nel romanzo, la recensione del libro sarebbe tutta qui. Il ministero della bellezza è un bell’oggetto, elegante, fatto con bei materiali, e tanto basterebbe.
Anzi no, mancherebbe un elemento importante. La trama? Macché. La foto dell’autore, piuttosto. L’autore è abbastanza bello per pubblicare un libro?

Ma purtroppo la callistocrazia – l’idea che i belli abbiano più diritti, più potere – non è ancora pienamente in vigore da noi e toccherà quindi dire qualcosa di più su questo romanzo pieno di fantasia, che s’inventa un mondo che somiglia moltissimo al nostro, con piccoli scostamenti decisivi.

Dominc Ardemagni è parrucchiere diventato celebre grazie alla Rete; i suoi video spopolano su youtube, per una sua particolarità: è cieco. Da questa popolarità effimera alla politica il passo è breve: si presenta alle elezioni, arriva terzo, rivendica un posto da Ministro. Anzi, un dicastero tutto per sé: il Ministero della bellezza. Tempo pochi mesi e la bellezza diventa la misura di tutte le cose.

Matteo Labbrozzo è uno scrittore trentenne, autore di un solo romanzo, che per vivere accetta lavori d’ogni genere da varie case editrici. Vive con Lisa, la fidanzata bella e timida. Lui invece, Matteo, bello non s’è mai sentito. Ma che c’entra – pensa, ha sempre pensato – uno scrittore mica dev’essere bello per forza, no?

Ecco che invece nuove e continue disposizioni ministeriali lo obbligano a vestirsi in giacca e cravatta, a mettersi in forma, a curare la propria calvizie perennemente incipiente. Ed è solo l’inizio: la callistocrazia mette il suo capriccioso nasino in ogni aspetto della sua vita. Così l’accidioso Matteo diventa un improbabile contestatore del sistema: si pubblica da sé il nuovo libro, comincia una tournée in giro per l’Italia, da solo, dormendo in macchina, da vero scrittore indie. Indossa sempre più spesso la sua vecchia maglietta dei Wooden Cunt, un gruppo della scena underground torinese.

Intanto Lisa – sempre meno timida, sempre più bella – si allontana. E Matteo è costretto, per pubblicare il terzo romanzo, a cercare un avatar, un alter ego bello che lo sostituisca…

Divertente, molto ben scritto e concepito, Il ministero della bellezza è un gran bel romanzo. E non soltanto per il colore rosso della costa, che lo rende adatto a un arredamento giovane e informale.

Il libro recensito

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