Fratello Kemal, di Jakob Arjouni

P

oco meno di trent’anni fa, nel 1985, in Germania uscì uno strano libro. Quanto meno, strano per l’epoca. Era un giallo, una detective story, ma faceva ridere. L’investigatore protagonista aveva un impronunciabile nome turco: Kemal Kayankaya, ma beveva alcolici e andava a donne e aveva in generale uno stile di vita assai laico. A complicare ancora le cose, anche l’autore aveva un nome che suonava straniero a un tedesco: Jakob Arjouni; e però era biondo e con gli occhi azzurri. Era giovane, appena vent’anni, e senza saperlo aveva inventato l’etno-thriller.

Quel primo romanzo s’intitolava Happy birthday, turco! Arjouni ha fatto in tempo a scriverne altri quattro libri con Kayankaya protagonista, prima di morire, un anno fa circa, per un tumore. Fratello Kemal (Marcos Y Marcos, 15 euro) è l’ultimo di questi, destinato purtroppo a non avere un seguito.

Kemal è cresciuto, parallelamente al suo autore. Ha quasi messo la testa a posto, convive con la sua donna, con cui sta pensando di avere un figlio. A quasi cinquant’anni, col lavoro che va bene, i panni di romantico detective squattrinato gli stanno scomodi. Anche per questo, quando Valerie de Chevannes lo assume, sente puzza di bruciato.

Troppo bella Valerie, troppo disponibile, troppo in ansia per la figlia. E troppo semplice il lavoro che gli affida: strappare la figlia adolescente dalle braccia di un artistoide. Con indirizzo e tutto. Naturalmente il caso si complica, anche per le reticenze della bella signora. Quando poi entra in scena uno scrittore minacciato, e Kemal si trova a fargli la guardia del corpo durante il Salone del libro di Francorte, bisognerà ricorrere alle maniere forti, all’intuito e alla proverbiale lingua affilata.

Gli anni non hanno tolto freschezza alla serie e al personaggio di Kemal Kayankaya, che resta fenomenale. Arjouni ha – aveva, ahimè – la capacità di affrontare temi serissimi, primo tra tutti il razzismo strisciante in Germania, con leggerezza, ironia, e cattiveria. Tutto senza dimenticare neanche per un secondo la trama, che procede liscia come l’olio, si complica, si biforca e trova poi una soluzione non banale. Ci mancherà molto.

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