Giuseppe Culicchia, E così vorresti fare lo scrittore

Un adolescente su due – quello che non sogna di fare l’astronauta, o il calciatore, o il pilota di rally – un adolescente su due vuole diventare uno scrittore. Si immagina scrivere di notte, mezzo ubriaco, dentro minuscole stanze d’albergo sozze, con una donna nuda nel letto; o sulla terrazza di un grand hotel vista mare, con un Martini giusto accanto al portatile, o in televisione, intervistato da qualche brillante conduttore.

E poi le feste, le conferenze stampa, le lunghe interviste sui giornali, la gente che ti riconosce per strada, i cartonati a grandezza reale nelle librerie del centro… questo adolescente (o questa adolescente) si immagina tutto ciò e quindi si capisce bene perché voglia, fortissimamente voglia, scrivere.

Poi, dopo un certo numero di anni, questo o questa adolescente diventa adulto, il che spiega come mai un adulto su due continui a desiderare diventar scrittore. A tutte queste persone, moltissime come si vede, si rivolge l’ultimo libro di Giuseppe Culicchia, E così vorresti fare lo scrittore (Laterza); una guida al dorato mondo delle lettere, per una volta raccontato dal di dentro.

Culicchia parte dall’efficacissima definizione di Arbasino, secondo cui uno scrittore nasce come Brillante Promessa, diventa presto Solito Stronzo e a volte, se è fortunato, assurge a Venerato Maestro. E, per ciascuna di queste età evolutive (evolutive?), racconta con grande ironia cosa ogni scrittore dovrebbe aspettarsi e come dovrebbe comportarsi.

«Noi soliti stronzi mica siamo più Brillanti Promesse: viaggiamo in prima, e che cazzo.»

Dal rapporto con l’ufficio stampa alla scelta delle copertine; dalla costruzione del caso letterario – che spesso è poi un caso umano – al dibattito (anzi, dibbbattito), E così vorresti fare lo scrittore passa in rassegna tutto ciò che può succedere a un autore. Quasi sempre, Culicchia ricorre alla sua scorta inesauribile di aneddoti personali, raccontando di quella volta che, o facendo esempi a lui noti (benché anonimi).

E così vorresti fare lo scrittore è molto divertente e scritto con stile: Culicchia mette il suo speciale marchio di fabbrica nella ripetizione, ossessiva e con poche varianti, di scene e conversazioni (le domande allo scrittore durante le presentazioni, le telefonate all’ufficio stampa). E però, al di là dell’esasperazione in chiave comica di molte pagine, dà all’aspirante scrittore che sappia leggere tra le righe un bel po’ di consigli. il primo dei quali riecheggia quello di Charles Bukowski, nella poesia quasi omonima che viene riportata in chiusura del libro:

E così vorresti fare lo scrittore?

se non ti esplode dentro,a dispetto di tutto
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e delle viscere,
non farlo.

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