Dicker, La verità sul caso Harry Quebert

Questo libro ha almeno due difetti piuttosto evidenti e altrettanto fastidiosi, eppure è un romanzo molto bello. Come quest’alchimia si compia non è facile a dirsi, ed è una delle tante dimostrazioni del fatto che, nel mondo dei libri, 2 più 2 non fa quasi mai 4.

Nel 2008, Harry Quebert è uno scrittore famoso, uno dei più noti negli USA. Ha sessantacinque anni e sembra vivere solo per la letteratura e l’insegnamento. Ha una casa da scrittore, una villa affacciata sull’oceano Atlantico ad Aurora, New Hampshire (nord degli Stati Uniti, vicino al Canada). Marcus Goldman è il suo allievo prediletto: trentenne, ha già pubblicato un libro di gran successo, vive in un elegante appartamento di New York e si trova alle prese con la sindrome del foglio bianco. Deve scrivere il secondo romanzo, deve farlo in fretta e non ha nessuna ispirazione.

[pullquote align=”left”]Marcus Goldman deve scrivere il suo secondo romanzo, deve farlo in fretta e non ha nessuna ispirazione.[/pullquote]

L’editore incombe, il suo agente lo chiama di continuo e allora Marcus, un altro monaco zen della scrittura, chiede consiglio al suo maestro, Harry, che lo convince a trasferirsi da lui ad Aurora. Lontano dal caos di New York, giura Quebert, con la quiete della provincia e la vista sull’oceano, l’ispirazione fa presto a tornare. Cosa che succederà, ma non nel modo che Harry aveva previsto.

Mesi dopo, Marcus è tornato a New York, sta meglio ma è sempre in debito di ispirazione. Scrive, rilegge, butta via. La cara vecchia sindrome del foglio bianco. Poi però accade qualcosa che cambia tutto: Harry viene arrestato, accusato di un omicidio commesso 33 anni prima.

Nel 1975, Harry Quebert è un giovane scrittore newyorchese. Scrittore per modo di dire: ha pubblicato solo un romanzo, a pagamento. Si trasferisce ad Aurora e cerca ispirazione per il secondo. Sente di aver dentro il sacro fuoco della letteratura. Vuole diventare famoso. Ad Aurora conosce Nola, una ragazza di quindici anni. Lui, Harry, di anni ne ha trentaquattro. I due si innamorano.

[pullquote align=”right”]Cosa c’è di vero in una storia e cosa di falso? Dipende da chi racconta, e come, e perché. Una regola semplice che però è difficile applicare in modo efficace. In questo romanzo Joël Dicker lo fa stupendamente.[/pullquote]

Ed ecco il primo difetto: la storia d’amore è stucchevole. Dicker sceglie di raccontarla con i toni adolescenziali di Nola. I dialoghi tra i due sono zuccherosi oltre ogni buon senso. Certo: raccontare l’amore tra una quindicenne e un trentenne è difficilissimo e pone un sacco di questioni (esiste, è legittimo, un tale tipo di amore?). Ma visto che l’autore ha scelto di farlo, perché farlo in questo modo?

Torniamo alla trama. Nel 2008 Harry finisce in carcere perché nel suo giardino trovano i resti di Nola, scomparsa nel 1975 in circostanze poco chiare. Insieme alle ossa di Nola c’è la bozza di un romanzo, quello con cui Harry è diventato famoso: Le origini del male. Harry all’epoca era già stato sospettato e 33 anni dopo non sembra ci siano più dubbi: l’assassino è lui. Aveva una relazione illecita con Nola, era un pervertito, e qualcosa l’ha portato a ucciderla.

Ma sarà vero? Marcus pensa di no: non crede alla colpevolezza del suo mentore e decide di scrivere un romanzo inchiesta in sua difesa. Cercherà di capire cos’è successo, decenni prima, ad Aurora. Poi lo scriverà. Troverà l’ispirazione a lungo cercata e aiuterà l’uomo a cui deve tutto. Accenniamo al secondo difetto: Dicker apre ogni capitolo con i consigli di scrittura, e di vita, e di boxe, di Harry a Marcus. Quasi sempre sono un distillato inutile di retorica.

Ma questo libro si merita soprattutto elogi. In 750 pagine abbondanti, l’autore tiene quasi sempre alta la tensione, con sorprese che cambiano il punto di vista sulle vicende, sui personaggi, sui rapporti tra le persone. Lo fa senza mai usare facili stratagemmi, vale a dire che lo fa con grande talento. Senza svelare nulla della trama si può dire che non si trovano colpi di scena da due lire, tipo: la moglie del signor Rossi non è veramente sua moglie, il maggiordomo è in realtà il figlio, la segretaria è l’amante e il cugino che tutti davano per morto torna dall’oltretomba e uccide tutti i 52 personaggi le cui bieche perversioni vi ho raccontato minutamente, prima di ucciderli.

La verità sul caso Harry Quebert ha pochi personaggi, che la trama approfondisce in modo molto credibile. Più che continue e clamorose rivelazioni ci sono spostamenti nel punto di vista. Cosa c’è di vero in una storia e cosa di falso? Dipende da chi racconta, e come, e perché. Una regola semplice che però è difficile applicare in modo efficace. In questo romanzo Joël Dicker lo fa stupendamente.

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