SETTEMBRE | Libri per il rientro in città

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Dopo la canicola estiva siamo tutti pronti per il grande rientro. Ecco i libri che le lunatiche consigliano per settembre.
Terrarium di Giorgio Manacorda (Voland, 13 euro)

TERRARIUMIn un futuro apocalittico popolato di rettili mutanti che stanno prendendo il sopravvento sugli esseri umani, in cui i prati sono azzurri e gli alberi color pervinca, il protagonista si racconta e racconta ciò che vede mutare attorno a sè tramite un epistolario diretto alla madre, in cui palesa la sua volontà di resistere attraverso il teatro, tentando di portare in scena la tragedia di Edipo, come baluardo contro il disfacimento della realtà, dei ricordi. Lettera dopo lettera cercando di vincere l’annientamento dell’umanità. Con un esito che non andiamo a svelare. Qualche riga per preparavi il palato alla lettura:

Mia cara madre, è sempre più difficile fare quello per cui siamo nati: raccontare. Inventare la nostra vita, farne un’epopea o una poesia. Ti scrivo per questo, per mettere insieme, un po’ alla volta, una storia, la nostra storia, l’ultima forse. Anche se non so quale, ma so perché. Non ne posso fare a meno. E’ il teatro. La verità del nostro stare al mondo è lì.


La repubblica dell’immaginazione di Azar Nafisi (Adelphi, 19 euro)

LA REPUBBLICA DELL'IMMAGINAZIONENon si tratta propriamente di un romanzo. Preferiamo definirlo un percorso che l’autrice iraniana compie attraverso la letteratura e i suoi personaggi, scegliendo tre classici (Huckleberry Finn, Babbit e Il cuore è un cacciatore solitario) e reinterpretandoli in un ordito che unisce storia, cultura e culture, elementi biografici della scrittrice. Veleggiando su episodi narrati, episodi di vita vissuta, emerge la totale assenza di barriere che solo l’immaginazione (vera protagonista del libro tutto) sa regalare. I disegni di Peter Sìs, che punteggiano qua e là le pagine con la loro delicatezza e oniricità, aiutano a immergersi nell’atmosfera consona.
Questa è una sorta di dichiarazione d’intenti della Nafisi, che estrapoliamo dalla Prefazione alle edizioni straniere:

Molto prima del mondo suddiviso in paesi e nazionalità, esisteva, nella mia mente, una Repubblica dell’immaginazione: un posto dove potevo spiccare il volo, libera dal peso delle noiose regole che governavano la mia esistenza terrena. Forse ogni bambino che sta imparando a conoscere sè stesso e il mondo, che scopre i confini trascendendoli e ridefinendoli, un posto così ce l’ha sempre.


L’impostore di Javier Cercas (Guanda, 20 euro)

IMPOSTORERomanzo storico? Romanzo inchiesta? Semplicemente definiremmo L’impostore un tentativo di raccontare la vicenda di un bluff storico approfondendo le motivazioni personali e collettive che hanno spinto il protagonista (personaggio reale) a mentire sul suo passato. Siamo a Barcellona. Javier Cercas racconta la vita e le contraddizioni di Enric Marco. La finzione, poi scoperta nel 2005, voleva che Marco (militante antifranchista, ex segretario del sindacato anarchista CNT), fosse stato internato in Germania a Flossenbürg. Cosa mai accaduta. Cercas intesse pagine intrise di Storia recente con audacia e spirito dissacratorio, appaiandole a una ricerca che va a scandagliare le verità e le bugie che hanno fatto di Marco un Impostore. Una sfida che speriamo cogliate!

Marco mi fissò con i suoi occhi scuri, infossati e inquisitori; sostenni il suo sguardo. Ripeto che non avevo alcun dubbio che mi avrebbe aiutato nel mio progetto: bastava sapere quello che aveva fatto e passare cinque minuti con lui per avere la certezza che era di quelli che preferivano mille volte che si parli male di loro piuttosto che non se ne parli affatto. Perciò stavo già per dirgli, con ipocrita magnanimità, che se non accettava l’accordo l’avrei capito benissimo, quando parlò di nuovo.
– Veramente, non ho bisogno che qualcuno mi riabiliti – disse, anche se io ero sicuro che non desiderava nient’altro che riabilitarsi. – L’unica cosa di cui ho bisogno è che mi ascoltino. Potermi spiegare. –


Una domenica pomeriggio di Roberto Arlt (SUR, 7 euro)

ARLTChi ancora non si fosse confrontato con lo scrittore argentino avrà in questa raccolta di tre racconti una buona palestra per conoscerne la cifra stilistica, mentre chi ancora ne è a digiuno potrà apprezzarla ulteriormente in una nuova traduzione, firmata da Raul Schenardi. “Il gobbetto”, “Una domenica pomeriggio” e “Le belve” sono i tre titoli, tutti accomunati dal panorama umano che rappresentano: individui eccentrici, tristi, sonnolenti, dolenti e male in arnese, a fotografare la parte più imprevedibile di tutti noi. Un piccolo tesoro questo nuovo fiore all’occhiello della nuova collana littleSUR.

In fondo agli occhi di questi ex uomini si dissolve una nebbia grigia. Ciascuno di loro vede in sè stesso un mistero inspiegabile, un nervo non ancora classificato, spezzato nel meccanismo della volontà. Ciò li trasforma in marionette con la molla allentata, e questo allentamento si traduce nel silenzio che manteniamo.


I mondi reali di Abelardo Castillo (Del Vecchio, 16 euro)

I MONDI REALI - CASTILLOQui i racconti sono decisamente diversi rispetto a quelli di Arlt. Anche in Castillo troviamo tipi umani al limite, ma sono anche le situazioni ad esserlo, in un’alternanza tra reale, surreale, sogno, mondi paralleli, il tutto puntato dritto verso un’ironia salvifica e dissacrante che definisce in un tratteggio solo suggerito la condizione dell’uomo contemporaneo nelle sue perversioni e contraddizioni. Del Vecchio, come al solito, è sicura garanzia di ottima qualità!

I RITI
Quello di cui avevo ignobilmente bisogno erano sole, zanzare, remare fino allo stremo, dimenticarmi, attraverso l’abbruttimento fisico, di due o tre idee grandiose che negli ultimi tempi mi assillavano: fra queste, il suicidio.


Tranquillo Prof, la richiamo io di Christian Raimo (Einaudi, 16 euro)

TRANQUILLO PROFO di come è il Prof ad essere sotto esame. Un libro che è una raccolta di aneddoti, di piccoli scorci scolastici, che parla della sensazione di inadeguatezza di un insegnante di fronte alla sua classe. Classe di studenti attenti e precisi, che mettono continuamente in scacco le capacità di chi dovrebbe essere il punto di riferimento. Un mondo ribaltato pieno di ironia e di spirito critico che vede negli sms, nei messaggi sui social network, nelle telefonate un nuovo metodo di tortura per chi vorrebbe solo svolgere il suo ruolo. Un pamphlet di puro spirito: studenti ed ex tali (ma anche insegnanti ed ex tali) non potranno che ridere scorrendo alcune pagine, anche se con una punta d’amaro.

Stamattina, per cominciare bene l’anno dopo le vacanze di Natale, ho portato in classe una burrata di due chili e mezzo.
Ho aperto la confezione, l’ho rovesciata sulla cattedra, e mentre il siero colava sulla formica, ho detto:
– Ragazzi, questo vuol dire libertà.
Dovevate vedere lo sguardo di meraviglia nei loro occhi!
Penso che un professore debba fare anche questo: spiazzare di continuo, sorprendere, provare a gettare un semino di follia in un mondo fatto tutto di efficienza e conformismo.


Tutto si muove intorno a me di Dany Laferrière (66thand2nd, 16 euro)

laferriere_cover_webE cosa si muove nel romanzo di Laferrière è la terra di Haiti. Siamo nel 2010 quando l’isola, in un pomeriggio come tanti, comincia ad essere percorsa da violente scosse. Quello che lo scrittore qui compone è un collage di ricordi, sensazioni, piccoli scorci di ciò che è successo durante il sisma, subito dopo. Ne emerge un ritratto affettuoso, sofferente, verso una terra e un popolo troppo spesso oppressi dalla cattiva sorte. Lo sguardo si sposta senza progettualità dichiarata da un personaggio all’altro, immergendosi in tratti di vita personale e familiare dell’autore, alternando il presente a fatti di storia recente, regalando al lettore l’immagine di gente fiera, che sa rialzarsi pur dopo brusche cadute. La divisione in paragrafi mai troppo lunghi dà l’impressione di star seguendo i pensieri dello stesso Laferrière e rende più vicino ciò che viene narrato.

Il posto di Dio
Le poche cose che avevamo sono sotto le macerie. La città è in ginocchio. Interi strati della popolazione non sono stati ancora raggiunti dagli aiuti umanitari. […] Queste persone possono fare affidamento solo su sé stesse. E su Dio. […] Sanno bene che non possono chiedergli chissà cosa. Se è vero che le sue risorse spirituali sono infinite, è anche vero che quelle materiali sono limitate. […] Mi lasciano sempre perplesso le disquisizioni degli intellettuali sul posto che Dio occupa nella vita della povera gente. La spiritualità non c’entra niente. È un po’ come la sedia di mia madre. Meglio averla, in caso di visite.


La legge di natura di Kari Hotakainen (Iperborea, 17,50 euro)

Legge di naturaL’irriducibile Rautala, piccolo imprenditore, spregiudicato evasore, cavalca la sua vita con redini ben salde. D’improvviso (così si apre il libro) un incidente, che lo vedrà combattere tra vita e morte. Quindi l’operazione, l’ospedale, le cure cui dev’essere sottoposto e tutte le attenzioni che immancabilmente dovrà “subire”. Giorni e giorni assediato dalla vita dell’ospedale e dai suoi personaggi, con il contorno familiare della figlia Mira, in procinto d’esser madre, dell’anziano padre Väinö, di un figlio adottato a distanza che fa la sua comparsa proprio ora. Il tutto sembra accadere per rimescolare le carte di una vita e regalarle nuovo smalto, nuove prospettive. Senza mai cadere nel patetico la prosa vivace e sferzante di Hotakainen muove al riso, al pianto, fa riflettere con un pizzico d’ironia sulle solite dannate domande che hanno fatto arrovellare i più, da che mondo e mondo.

Tollerare. E assistere. Sono le cose che colmano la misura. Non dovrebbe succedere, ma succede. E così mi sono saltati i nervi. Come a una vacca. È un modo di dire della campagna. Mi ricordo quando le guardavo pascolare, d’estate. Avevano centinaia di tafani e mosconi a ronzargli intorno, senza tregua, ma loro stavano lì tranquille a subire i loro aguzzini, al massimo agitavano la coda e si facevano fiaccamente un po’ più in là. Per molto tempo l’ho fatto anch’io, voglio dire, mi sono fatta in là, ma poi alla fine sono venuta avanti. Rautala è un tafano. Cioè no, non lo è, ma lo era in quel momento. Non volevo colpirlo, ma l’ho fatto. O forse volevo farlo. […]


La storia di Mortimer Griffin di Mordecai Richler (Adelphi, 18 euro)

Mortimer GriffinCome nella migliore tradizione di Richler anche qui ci troviamo in compagnia di un gruppo di personaggi improbabili e grotteschi, armati della loro irriducibile entità di “tipi umani”. Mortimer Griffin ne è il fulcro. Suo malgrado. La sua vita si snoda tra il pregevole lavoro in una casa editrice (che verrà però assorbita da un produttore cinematografico con tutt’altro per la testa che le “belle lettere”), una moglie infedele (che lo tradisce col più squallido degli amici), un figlio ottenne già ribelle e disinibito sessualmente (complice una scuola all’avanguardia). Sarà però proprio Mortimer, nella sua dimensione di tranquillo uomo medio e senza troppe pretese, ad essere tacciato di razzismo, perbenismo, moralismo. Un mondo alla rovescia, dove Richler calca la mano e fa balzare dallo sfondo, estremizzandoli, i peggiori difetti di una società ancora del tutto perfettibile. Una sorta di sfida a duello in cui la miglior arma risulta essere un divertito quanto sofferto sarcasmo, che non lascia spazio a falsi buonismi.

Il Creatore di Stelle ridacchiò compiaciuto, e le mammelle rigonfie tremolarono « Ma ancora non si vede » disse il Creatore di Stelle, arrossendo di piacere.
« Che cos’è che ancora non si vede? ».
« Che sono in stato interessante ».
« IN STATO INTERESSANTE? LEI? ».
[…] « Creatore di Stelle, posso farle una domanda personale? »
« Spara, mio caro ».
« Lei è un uomo o una donna? »
« Ma non lo sai? Non l’hai indovinato? Io » disse il Creatore di Stelle « sono un miracolo della medicina moderna ».


Io Partenope di Sebastiano Vassalli (Rizzoli, 19 euro)

partenope vassalliA meno di due mesi dalla scomparsa di Vassalli arriva in libreria il suo ultimo romanzo: la storia di suor Giulia Di Marco, meglio conosciuta come suor Partenope, religiosa Napoletana vissuta tra il Cinquecento e il Seicento, processata per eresia dal “tribunale dei preti” e venerata dai suoi seguaci. Se anche voi come noi avete amato i libri di Vassalli e il Paese che ha raccontato, non lasciatevi scappare le sue ultime pagine. Vi lasciamo con un breve estratto da “Congedo”, scritto che chiude Io, Partenope e riassume la ricerca e la carriera di Vassalli.

Io, Partenope è l’ultima tappa di un viaggio che mi ha portato a vedere il mio Paese: l’Italia, dalla parte delle radici. In cinque storie del passato che servono a capire il presente, e che si svolgono in cinque regioni diverse. […] Anche questa è una storia italiana. Come finirà? Ho raccontato Napoli e la Roma dei papi. L’Italia, l’ho già detto, è un insieme di storie grandi e meno grandi. Ma già dando un’occhiata a queste che ho passato in rassegna ne viene fuori l’immagine di un Paese che è, nel bene e nel male, quello dove ci è toccato nascere e dove tanti ancora dovranno vivere.
Ho raccontato l’Italia.


Space Invaders di Nona Fernandez (Edicola, 10 euro)

space-invadersEdicola Ediciones è una piccola casa editrice cilena che parla molto bene anche in italiano. Quando abbiamo conosciuto gli editori abbiamo accolto con entusiasmo le loro proposte, il loro occhio per quei piccoli gioiellini di narrativa sudamericana che rischiavano di rimanere nascosti. Allo stesso tempo ci è piaciuta moltissimo la loro voglia di portare le chicche italiane laggiù in Cile. In questo modo è arrivato tra i nostri scaffali questo libro intenso e delicato, scritto da un’autrice che, nell’ambito della Fiera del Libro di Guadalajara, è stata inserita nella rosa dei 25 “segreti” meglio custoditi della letteratura latinoamericana. Space Invaders racconta la violenza in Cile neglia anni Ottanta, vista attraverso gli occhi di un gruppo di bambini. Lasciamo a voi questo libello agile e insieme commovente, ma prima proviamo a regalarvene un pezzo:

Forse le cose erano sempre andate così, senza che noi ce ne rendessimo conto. Forse Maldonado aveva ragione, prima eravamo troppo piccoli. Forse ci avevano disorientato con tutti quei compiti di storia, tutte quelle prove di matematica e tutte quelle recite sui combattimenti contro i peruviani. All’improvviso le cose si mostrarono differenti. L’aula dove facevamo lezione si aprì verso la strada e noi, disperati e ingenui, saltammo sul ponte della nave nemica in un primo e ultimo tentativo condannato al fallimento.


Niente miracoli a ottobre di Osvaldo Reynoso (SUR, 16 euro)

niente miracoliDi SUR non vi diciamo, tanto lo sapete che ci piace molto. Però bisogna dire che quando fanno cose così, cioè quando traducono per la prima volta un autore in italiano, ci piacciono ancora di più. Luys Reynoso è insegnante, poeta, autore di racconti, di romanzi e anche di fiabe. Nel 2013 la Casa della Letteratura Peruviana gli ha conferito un riconoscimento per la sua particolare narrativa, capace di coniugare il raffinato, il popolare e l’indagine sul contesto urbano. Niente miracoli a ottobre è prima di tutto il ritratto di una città, Lima, divisa tra miseria delle periferie e nobiltà dei quartieri eleganti. è poi il racconto di una “giornata particolare”, quella della processione del Signore dei Miracoli, che vede scorrere tra le vie della citta una popolazione ricca e variegata. Un romanzo considerato dalla maggior parte della critica osceno e offensivo nell’anno in cui usci, nel 1965, ma anche amato da autori del calibro di Vargas Llosa. Insomma, è un libro da leggere!

E furono gli schiavi, solo gli schiavi neri, che nelle loro immonde stalle ritrovarono, nel Cristo dipinto su un muro di Pachacamilla, la magia selvaggia dei loro antichi dèi africani. Quel Cristo, dipinto da una mano schiava su un muro miserabile, apparteneva a loro: che differenza rispetto ai lussuosi Cristi che i loro padroni veneravano nelle chiese di pietra scolpita adorni d’oro e d’argento: che differenza rispetto ai Cristi vestiti di raso e seta che i loro signori portavano in processione, tra fiori, incenso e profumi, per le vie di Lima. […] E quando i chapetones, lussuriosi, si rotolavano, zozzi, con le femmine indiane; […] quando l’ispanica nobiltà e la creola borghesia non si stancavano di ringraziare l’Altissimo per quell’ordine sociale e gli chiedevano di renderlo eterno: gli schiavi, intorno al Cristo di Pachacamilla, poco a poco imparavano che erano umani, anche loro. E dal sangue secco delle schiene frustate, dallo straordinario sudore dei corpi famelici nacque, seme cristallino, il sentimento della solidarietà. Intorno a quel muro si resero conto di essere in molti: più dei loro padroni.

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