Col bene che ti voglio | Giugno 19

Consigli di lettura per arricchire di storie quest’inizio estate, spaziando tra diversi registri narrativi e autori

INVERNO

Ali Smith
(SUR- Trad. di Federica Aceto, € 17,50)

Alla vigilia di Natale – un Natale insolitamente caldo e senza neve – Art, collaboratore dell’ufficio legale di una multinazionale e autore di un velleitario blog di nature writing, parte per la Cornovaglia, dove ha accettato di passare le feste nella villa della madre Sophia, imprenditrice di successo ormai in pensione.

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Avrebbe dovuto presentarle la sua compagna, che però l’ha appena lasciato dopo un litigio: Art ha quindi impulsivamente deciso di farsi accompagnare da Lux, una ragazza misteriosa e brillante conosciuta per caso il giorno prima. Nel corso della notte al gruppetto si aggiungerà, a sorpresa, Iris, la sorella che Sophia non vede da trent’anni, emarginata dalla famiglia per la sua attitudine ribelle e contestataria e la sua militanza politica. Nel corso di tre giorni, diverse generazioni, sensibilità, visioni del mondo si scontrano e si confrontano, facendo i conti col passato e provando in qualche modo a convivere.Alternando riferimenti alla drammatica attualità contemporanea (la Brexit, Donald Trump, i cambiamenti climatici) e luminosi tocchi di realismo magico, intessendo le pagine di allusioni letterarie (da Dickens a Shakespeare) e gustosi giochi verbali, Ali Smith crea un altro dei suoi magnifici arazzi narrativi: romanzi capaci di ritrarre la faticosa quotidianità del mondo che conosciamo con uno sguardo così generoso e anticonvenzionale da farcene innamorare di nuovo.

 


DOPPIO VETRO

Halldóra Thoroddsen
(Iperborea – Trad. di Silvia Cosimini, € 16)

Vincitore del Premio della Letteratura Europea 2017, Doppio vetro è un romanzo sorprendente, una storia d’amore e rimpianto tra il fuoco e i ghiacci d’Islanda, un inno struggente alla vita.

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Dal doppio vetro delle sue finestre in un piccolo appartamento nel centro di Reykjavík, un’anziana donna osserva la vita da cui si sente ormai tagliata fuori ma che continua ad attrarla, a porle domande, a nutrire la sua «fame di giorni» e il suo desiderio di appartenere al presente. Vedova con figli che hanno da tempo preso la loro strada e nipoti ormai cresciuti e sempre più lontani, la sua esistenza subisce una scossa inaspettata con l’entrata in scena di un uomo. Un coetaneo che forse ha già incrociato brevemente in gioventù, un ex chirurgo separato dalla moglie che senza timore le si dichiara e la corteggia, facendole riscoprire l’ebbrezza della complicità e del sentirsi desiderati. Ma è ammesso, opportuno, o anche solo possibile innamorarsi ancora alla sua età? Che cos’ha in fondo l’amore da offrire a due solitudini al tramonto? E perché la passione senile rimane un tabù, perfino agli occhi di amici e famigliari, qualcosa da negare o deplorare come un capriccio? Attraverso le emozioni, i pensieri e le paure della protagonista, in una dimensione sospesa tra la profonda sensibilità e il disincanto ironico che si maturano con gli anni, ci immergiamo in un’avventura sentimentale che raramente trova voce in letteratura. Doppio vetro è un delicato canto d’amore alla vitalità interiore che non si rassegna allo sfiorire del corpo, un racconto poetico di toccante empatia sullo scarto tra i ruoli che la società impone a ogni stagione della vita e un sentire che non invecchia quasi mai con l’età.

IL MONDO MODERNO

Gipi
(Coconino Press, € 21)

Dopo Boschi mai visti, esce la nuova antologia che conclude la raccolta delle storie brevi di Gipi. Un’ampia selezione di racconti dal 2003 al 2015, in gran parte apparsi solo su riviste e mai più ristampati. Con due inediti assoluti, Passavamo il tempo lì (2009) e No (2010), e una postfazione dell’autore.

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“In quel momento di silenzio, in cui niente si muove e (sostanzialmente) niente si vede, io trovo tutto il piacere di questo lavoro. Si sta nei vuoti, soprattutto. Si racconta levando le parole e si descrive togliendo i disegni. La maggior parte dell’atmosfera viene generata non nelle scene, ma ‘tra’ le scene…”.
Gipi
Il mondo moderno prosegue e completa la raccolta delle storie brevi di Gipi, ripercorrendo e documentando, dopo il volume Boschi mai visti, il lavoro dell’autore sulla forma racconto negli anni tra il 2003 e il 2015. Una nuova finestra per affacciarsi sul mondo di Gipi con una selezione che propone materiali apparsi solo su riviste, da Animals a Internazionale e Le Monde Diplomatique, e su volumi stranieri: storie nella maggior parte dei casi mai raccolte prima d’ora in volume. In più due brevi racconti totalmente inediti, Passavamo il tempo lì (2009) e No(2010), e una postfazione dell’autore che racconta croci e delizie del suo approccio creativo alle storie a fumetti.
Un’antologia che va dai racconti fulminanti di una pagina alle narrazioni di più ampio respiro, come il noir Hanno ritrovato la macchina e le storie sui temi dell’immigrazione come Dramma marocchino e L’uomo con la giacca rossa. Per testimoniare l’avvincente percorso di un autore che, attraverso la sperimentazione delle tecniche e degli stili più diversi, ha spostato l’orizzonte dell’immaginario a fumetti. Di pari passo con le sue opere più conosciute, Il mondo moderno permette ai tanti lettori di Gipi di accedere a una parte finora sconosciuta della sua produzione, consentendo di godere a pieno del talento di uno dei più intransigenti e amati narratori contemporanei.

“Un narratore in grado di abbandonarsi, con furore espressivo e disperata pietà, a osservare un’Italia dimenticata e incattivita… ma dopo quindici anni, sei graphic novel, decine di racconti, vittorie ai premi fumettistici più prestigiosi, un pugno di film, dozzine di cortometraggi televisivi e persino una ‘scandalosa’ candidatura al Premio Strega, possiamo ben vedere come il lavoro di Gipi sia stato attraversato sin dall’inizio da una vasta, profonda quantità di spinte verso il fantastico e ingredienti anti-realistici”.
Matteo Stefanelli, intervista sulla rivista “Comicon Plus” in occasione della XXI edizione del Salone internazionale del fumetto di Napoli, che ha assegnato a Gipi il titolo di Magister


Un matrimonio americano

di Tayari Jones
(Neri Pozza- Trad. di Ada Arduini, € 18)

Roy e Celestial sono sposati da piú di un anno. Sono neri di Atalanta, convinti di avere tutta la vita davanti, regni sconfinati di pagine bianche ancora da scrivere. Roy non è certo un magnate, ma ha un lavoro tale da permettergli di accarezzare l’idea di comprare casa.

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Celestial è «un’artista da tenere d’occhio», come recita il titolo di un articolo a lei dedicato. Gran cespuglio di capelli neri e un sorriso malizioso, Celestial fabbrica bambole considerate vere e proprie opere d’arte. Il loro matrimonio è come un arazzo finissimo. Spesso lo strappano, soprattutto perché Roy ama piacere alle donne, ma altrettanto spesso lo rammendano, sempre con un filo di seta, bellissimo.Una sera, dopo aver fatto visita ai genitori di lui, a mamma Olive, che ha trascorso una vita intera a riempire vassoi in un self service per permettere al figlio di andare all’università, e a Big Roy, tuttofare per la medesima ragione, Roy e Celestial decidono di trascorrere la notte al Piney Woods, l’unico hotel a Eloe, la città dei genitori. È il week-end del Labor Day e una meteora distruggerà la loro vita. Una volta in camera, Roy si lascia andare a una rivelazione che fa infuriare Celestial. Per ritrovare in qualche modo il filo di seta capace di rammendare quello strappo, prende poi il secchiello di ghiaccio ed esce dalla stanza con l’intenzione di andarlo a riempire. In corridoio incrocia una donna all’incirca dell’età di sua madre, con una faccia simpatica e il braccio stretto dentro una benda appesa al collo. Siccome è un gentiluomo, Roy l’accompagna in camera, l’aiuta ad aprire la finestra e le sistema anche il water che perde come le cascate del Niagara. Infine rientra nella sua stanza, dove Celestial allunga il bellissimo braccio nella sua direzione e gli porge i cocktail che ha preparato.Quella sarà, per Roy, l’ultima serata felice che trascorrerà per molto, molto tempo.Accolto al suo apparire negli Stati Uniti da un enorme successo di pubblico e dall’entusiasmo della critica, Un matrimonio americano è uno di quei rari romanzi in cui la narrativa illumina davvero la condizione umana, una condizione, nelle sue pagine, in cui i pregiudizi razziali, l’ineguaglianza della legge e la crudeltà stessa, che è sempre in agguato in ogni relazione davvero profonda, sono in grado di distruggere l’amore e mettere alla prova ogni sentimento morale.

Petali

di Guadalupe Nettel
(La Nuova Frontiera – Trad. di Federica Niola, € 15)

Più guardavo i cactus, più li capivo. Di sicuro si sentivano soli in quella grande serra, incapaci di comunicare tra loro. I cactus erano gli outsider della serra, outsider che non condividevano altro se non il fatto di essere tali e, quindi, di stare sulla difensiva.

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“Se fossi nato pianta,” riconobbi tra me e me “sarei appartenuto senz’altro a questo genere.” In Petali e altri racconti scomodi cogliamo l’attimo, che spesso riassume una vita, in cui i protagonisti scoprono ciò che potrebbero essere, o forse, ciò che non oseranno essere mai. Davanti ai nostri occhi, scorrono storie che ci appaiono nella loro più sconcertante intimità, come immagini proiettate con nettezza su una lastra radiografica. Un giovane fotografo parigino ritrae solo le palpebre di donne che stanno per sottomettersi a una chirurgia plastica; un impiegato giapponese scopre la sua strana affinità con i cactus, una modella lotta contro un tic che si porta dentro dall’infanzia, un’adolescente cerca in un’isola tropicale la Vera Solitudine, un collezionista di odori insegue la sua margherita nei bagni per signore. Maniacali, eccentrici o semplicemente troppo umani, i protagonisti di questi racconti a volte sembrano opporsi alla loro alterità, altre volte si abbandonano al loro amaro desiderio, portando però sempre su di loro l’oscuro fascino dell’anomalia. Perché, come sembra suggerirci l’autrice, è proprio in questa zona grigia, al confine tra l’armonia e la deformità, che risiede la vera bellezza.

DI PERLE E CICATRICI

di Pedro Lemebel
(Edicola Ediciones – Trad. di Silvia Falorni € 18)

Pubblicato per la prima volta in Cile nel 1998, “Di perle e cicatrici” raccoglie 70 cronache che Pedro Lemebel, scrittore e artista cileno, personaggio iconico della critica sociale post dittatura, compilò per il programma radiofonico “Cancionero” di Radio Tierra.

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Nel loro insieme rappresentano un dissacrante bestiario di chi, vittima, complice o carnefice, ha popolato le strade e l’immaginario cileno nei primi anni di transizione verso la nuova apparente democrazia. Un ventaglio policromo di personaggi che Lemebel tratteggia, a seconda del caso, con crudeltà o dolcezza, senza mai trascurare la propria identità e il proprio punto di vista, quello di chi ha sempre vissuto ai margini, nell’avamposto più estremo dell’esclusione, e da lì ha osservato, vissuto e denunciato una società crudelmente conformista.