A novembre | Consigli di novembre 2021

Remo Rapino
CRONACHE DALLE TERRE DI SCARCIAFRATTA
(minimumfax, € 17)

Scarciafratta è una Macondo d’Abruzzo. Inerpicata tra i crinali dell’Appennino, è un teatro di fantasmi e di visioni. Un terribile terremoto, la Cosa Brutta, l’ha svuotata. Le case sono ridotte a pietre che rotolano e si sfarinano, ma continuano a parlare.

Sulla Rocca resiste per anni soltanto un uomo, Mengo, seduto su un uscio sotto un cencio di luna insieme a Sciambricò, un cane pastore di quindici anni dagli occhi chiari. Scavando tra le macerie della scuola ha trovato i quaderni dei bambini, e anche un registro dell’Ufficio anagrafe che un impiegato «sfastognato di timbri a bollo tondo e di certificati» aveva riempito di nomi, date, nascite, morti e sposalizi, di tutte le storie perdute del paese. Alla fine della sua vita, per «ridare voce a quelli sommersi dalla morte», Mengo le trascriverà una per una, a Villa Adriatica, la casa di riposo dove viene ricoverato. Fino all’alba del 21 luglio 1969, quando Neil Armstrong e Edwin Aldrin sbarcano sulla luna, e lui termina di scrivere l’ultima lettera.

Proseguendo lungo il sentiero inaugurato da Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, in questo romanzo corale Remo Rapino continua a raccontarci tra risa e lacrime l’epopea degli ultimi, degli «spasulati» e dei folli della sua regione, e a restituire la dignità di un nome a chi è stato derubato anche della memoria.


 

Fernando Aramburu
I RONDONI
(Guanda – tadd di bruno Arpaia, € 22)

In Patria, la sua grande opera corale, Fernando Aramburu ha raccontato una comunità ­lacerata dall’odio e dal fanatismo. In questo nuovo, vasto ­romanzo entra invece nell’animo di un ­uomo arrabbiato col mondo, e soprattutto deluso da sé stesso, per non aver mai imparato ad amare e per essersi accorto ora, a cinquantaquattro anni, che forse è troppo tardi. Toni è professore di filosofia in un ­liceo, ma sente di prendere in giro i suoi ­allievi sfoderando certezze che è ben lontano dal possedere. L’ex moglie Amalia gli ha lasciato ­solo rimpianti e rancore, mentre il figlio ­Nikita, problematico fin da piccolo, non gli ha mai dato soddisfazioni. ­L’unica consolazione della sua esistenza ­solitaria sono le chiacchierate al bar con ­l’amico Bellagamba, caustico ma con un grande cuore, e l’affetto instancabile di Pepa, la cagnolina che lo accompagna nei suoi giri per Madrid, in cui Toni cerca di liberarsi a poco a poco di «pezzi» della sua vita, libri e oggetti vari che abbandona sulle panchine, tanto ben presto non gli serviranno più. Già, perché Toni si è convinto che sia meglio farla ­finita. Per riempire il tempo che si è dato prima di rendere definitiva la sua de­ci­sione, comincia a scrivere qualche riga al giorno di cronaca personale: prendono corpo nelle sue pagine storie di famiglia, e riemerge una donna respinta, però sempre capace di una generosità autentica e travolgente. E giorno dopo giorno, il distacco dalla vita si trasforma in un canto alla vita e a tutto quello che ancora può dare: l’amicizia, l’amore, la libertà. Quella libertà simboleggiata dal volo dei rondoni, che come ogni primavera torneranno, a portare la speranza che si credeva perduta.


 

Franco Micheli
LA VOCAZIONE DI PERDERSI
(Ediciclo, € 9,50)

Perdersi, o deviare rispetto a un percorso sperimentato, è la tecnica utilizzata dalla natura per evolversi. Anche in campo culturale molte novità e scoperte avvengono perché deviando da una tradizione ci si imbatte per caso in qualcosa di nuovo che si rivela interessante. Cristoforo Colombo ha trovato l’America mentre cercava l’Asia. Fin dalle sue prime traversate in montagna, Franco Michieli ha scoperto che accettare un mondo in cui ci si può perdere e dove si può finire su una strada imprevista e sconosciuta è un buon modo per rinnovarsi. Andare in natura è il modo più universale, a portata di mano, per distogliersi saltuariamente da troppe false sicurezze e vie prestabilite e mettere alla prova di persona il comportamento del mondo. In realtà, finché seguiamo itinerari preconfezionati o ben segnalati, non abbiamo modo di sapere cosa accadrebbe se la via la cercassimo leggendo la sola natura. Tutto cambia se teniamo la rotta interpretando le forme del territorio così come ci si presentano, osservando i movimenti apparenti del sole e della luna, decifrando il reticolo fluviale, navigando nella nebbia secondo la direzione del vento, e molto altro. Questo piccolo saggio non indaga solo come recuperare le capacità naturali di orientamento dei nostri antenati, ma anche la dimensione spirituale che nasce da questa straordinaria e dimenticata esperienza.

Franco Michieli è geografo, esploratore di montagne, guida e giornalista-scrittore. Ha imparato a muoversi sulla terra orientandosi senza tecnologie, come gli animali migratori.


 

Weike Wang
CHIMICA
(Clichy – trad. di Fabio Cremonesi, € 17)

La vita di alcuni scorre lineare come una freccia lanciata dritta verso il bersaglio, la vita di altri invece no, segue tutt’altra traiettoria. Chimica, romanzo d’esordio della rivelazione Weike Wang, racconta questo secondo tipo di esistenza. Quella della protagonista-narratrice del libro, che ci conduce fra gli spigoli del suo percorso senza mai svelarci il suo nome. Lei è una giovane studentessa cinese emigrata in America, che a prima vista potrebbe sembrare aver trovato la formula giusta per una vita felice: sta portando a termine un prestigioso dottorato di ricerca in chimica e il suo fidanzato, un brillante scienziato lanciato verso un’altrettanto brillante carriera, le ha appena chiesto di sposarlo. «Chiedimelo di nuovo domani» risponde però lei, uscendo così fuori rotta e iniziando a vagare «come una particella di gas che svolazza nello spazio». E intanto sente che anche un altro amore – quello per la chimica, per quell’universo perfetto di regole e soluzioni in cui si è sempre mossa – sta entrando in crisi. Non le resterà allora che spingersi alla ricerca di un diverso tipo di chimica, seguendo una traiettoria tutta nuova in cui le formule scientifiche lasceranno il posto a quelle del cuore.
Una riflessione spietata e ironica, malinconica e divertente, sulle vite che escono di strada per addentrarsi in territori inesplorati, sulle impreviste e imprevedibili scoperte che si possono fare quando si credeva di sapere già tutto, sulle domande che non hanno risposta – o almeno non la riposta giusta – e su quanto sia effimero il confine fra le scelte coraggiose e quelle disastrose, fra le strade in cui perdersi e quelle in cui ritrovarsi.


 

Davide Camarrone
ZEN AL QUADRATO
(Sellerio, € 14)

Una migrazione interna alla stessa città, Palermo, dal Castello San Pietro allo Zen 2. Dal borgo a ridosso della fortezza a guardia del vecchio porto – le chiese e i resti delle antiche costruzioni devastati dai bombardamenti dell’ultima guerra e dall’incuria che ne seguì – al nuovo quartiere sorto al limite del «sacco di Palermo»: ZEN 2, Zona Espansione Nord 2. A trasferirsi, lasciandosi indietro malsane scomodità e ricordi di una vita, è un’intera famiglia: il padre, la madre, il figlio e la nonna. Filippo, il ragazzo di casa, studente al liceo artistico, ribattezza quel quartiere lunare «Zen al quadrato». Un dormitorio con le strade mai finite e i garage sequestrati dai boss, nato da un progetto utopico e degradato dalla blasfemia della speculazione, dell’abbandono, della criminalità. Con un trasloco di qualche chilometro, muta radicalmente il paesaggio urbano, ed è come se si trascorresse da un’era ad un’altra, da una civiltà ad un’altra. La famiglia racconta lo strappo, il viaggio, quel che succede in loro e intorno a loro: le nuove relazioni, le antiche sofferenze, nello sforzo di convivere con il «nuovo». Ognuno narra la propria versione di questa storia, in prima persona e con la propria lingua. Ciascuno rivelerà un mondo differente dagli altri, diverse le luci e i suoni, diverse le storie rievocate – talune picaresche, altre sempre taciute –, diversi infine i fantasmi e le visioni. Rosalia, la nonna, incarna la nostalgia del tempo trascorso e di quel che avrebbe potuto essere e non è stato. Nicola, il padre, nel barcamenarsi tra il sacro della chiesa e i meandri della corruzione, è forse la faccia più controversa della città irredimibile. Lucia, tra i libri e l’impegno sociale, è una madre addolorata alla ricerca di una vita civile, di una rinascita intravista negli sguardi sconsolati delle donne del quartiere. Filippo, il figlio quindicenne, è un pittore, un poeta dello sguardo e del colore, che sperimenta ogni linguaggio per conoscere e descrivere l’amore irrefrenabile per la vita e il tempo che gli è concesso. Tutti insieme costituiscono i frammenti di una sola epica quotidiana: quella che è stata per tanti – nella prima illusione, nel silenzio paziente, nell’acquiescenza, nella disperazione e nei germi di rivolta –, una deportazione nelle riserve della frontiera.


 

Paulina Bren
BARBIZON HOTEL – Storia di un hotel per sole donne
(Neri Pozza – trad. di Maddalena Togliani, € 19)

«Oh! È fantastico essere a New York… soprattutto se alloggiate al Barbizon per sole donne». Negli anni Cinquanta sulle riviste lo slogan è sempre quello, rassicurante nella sua insistenza: l’hotel più esclusivo di New York, il Barbizon, è il luogo ideale per le donne nubili che affluiscono sempre più numerose per lavorare nei nuovi, straordinari grattacieli; donne che non vogliono abitare in pensioni scomode e desiderano quello che gli uomini hanno già: dei “residence”, ovvero hotel che propongono tariffe settimanali, servizio di pulizia quotidiano e una sala da pranzo al posto dell’onere di una cucina.
Ma chi è la donna che alloggia al celebre Hotel Barbizon? Qualunque siano le sue origini – l’America provinciale o l’altra estremità del ponte George Washington – di solito arriva in un taxi Checker giallo, con indosso i suoi abiti migliori, armata di valigia, lettera di raccomandazione e speranze. È scappata dalla sua città natale e da tutte le prospettive (o dalla loro mancanza) che la caratterizzano. Adesso è lì, a New York, pronta a ricostruirsi, a cominciare una nuova vita. E quale miglior inizio, se non il Barbizon? Tutti sanno che l’hotel trabocca di aspiranti scrittrici, giornaliste, attrici e cantanti, e alcune non più aspiranti, ma già diventate famose. Dopo aver superato l’esame di Mrs Mae Sibley, la vicedirettrice incaricata di sorvegliare con occhi di falco la reception, la nuova ospite del Barbizon prende l’ascensore fino al piano della sua camera, dove nessun uomo sarà mai ammesso, e dove il letto stretto, il cassettone, la poltroncina, la lampada a stelo e la piccola scrivania rappresentano alla perfezione la «stanza tutta per sé» rivendicata da Virginia Woolf: uno spazio privato che le consenta di reinventarsi senza il peso della famiglia e delle sue aspettative.
Dietro quelle pareti, però, nelle stanze dove abitano donne in tacchi a spillo, guanti bianchi e cappellini dall’angolazione perfetta, non tutto è come appare e assieme all’ambizione aleggiano anche i fantasmi della disillusione e di una solitudine talvolta insopportabile. Raccontando la storia dell’hotel per sole donne più famoso di New York, dalla sua costruzione nel 1927 fino alla trasformazione in appartamenti da diversi milioni di dollari nel 2007, Paulina Bren svela, attraverso la storia delle sue ospiti più illustri – dalla sopravvissuta al naufragio del Titanic, l’«inaffondabile» Molly Brown, alla poetessa Sylvia Plath, che lo descrive nel romanzo La campana di vetro, passando per Grace Kelly, Joan Crawford, Candice Bergen, Ali McGraw, Liza Minnelli e molte altre – una magnifica storia di emancipazione femminile.


 

Richard Wagamese
LE STELLE SI SPENGONO ALL’ALBA
(La Nuova Frontiera – trad. di Nazareno Mataldi, € 17,50)

Quando il sedicenne Franklin Starlight giunge al capezzale di suo padre Eldon, trova un uomo segnato dall’alcolismo. Sentendo che la sua fine è vicina, Eldon ha chiamato il figlio – che non vede da anni – perché lo aiuti a esaudire un ultimo desiderio, quello di essere sepolto come un guerriero Ojibwe. Franklin all’inizio esita, perché quell’uomo che ha davanti per lui è uno sconosciuto, ma poi decide di assecondarlo e così padre e figlio iniziano un difficile viaggio attraverso le bellissime e selvagge foreste del Canada per giungere al luogo adatto alla sepoltura. Avanzano a piedi e a cavallo e mentre si avvicinano alla meta ripercorrono le loro difficili vite e riscoprono la comune eredità delle origini indiane. Durante questo percorso iniziatico Eldon svelerà a Franklin un mondo che non aveva mai visto e una storia che nessuno gli aveva mai raccontato. Le stelle si spengono all’alba è un romanzo appassionante con un finale commovente, che ci racconta del coraggio di un ragazzo che ritrova suo padre e di una cultura, quella degli autoctoni del Nord America, che vede nella natura una forza in grado di curarci.


 

Joseph McElroy
DONNE E UOMINI
(Il Saggiatore – Trad. di Andrew Tanzi, € 39)

Udite cosa c’è nel vento. Una canzone, dice qualcuno. Ma, intessuto nella canzone, udite il rumore. Il rumore di una città dove non tutti si conoscono. Una donna sempre giovane, sposata una volta, divorziata una volta, senza figli ma con i suoi seguaci, di nome Grace Kimball; e un uomo di famiglia e viaggiatore, pure lui sposato una volta, divorziato una volta, un uomo di nome Mayn, James Mayn. E se anche non dovessero mai incontrarsi, siamo stati invitati lo stesso—incontro o non incontro—siamo i loro anelli di congiunzione. E non ci sembra di essere qualcosa di più?

New York, anni settanta. In un condominio abitano Grace, che organizza workshop di meditazione corporea, e Jim, un giornalista specializzato in tecnologia. Il sonno di lei viene invaso dai sogni di lui, tra i quali una visione ricorrente in cui uomini e donne vengono uniti «colloidalmente» e spediti a vivere nello spazio come una cosa sola. Eppure, nonostante questo legame arcano, i due non si incontrano mai. Joseph McElroy delinea il ritratto plurigenerazionale di un’America atomizzata, suggerendo una parabola sorprendente che va da un West di antiche credenze e guaritori indigeni a un futuro fantascientifico di fusioni umane, e ci immerge nell’infinito magma delle relazioni che sempre uniscono le donne e gli uomini, il singolo e la collettività, la vita e il potere.


 

Eduardo Galeano
LE VENE APERTE DELL’AMERICA LATINA
SUR – trad. di Gabriella Lapasini, € 30)

Si spalancano tempi di ribellione e di cambiamenti. C’è chi crede che il destino riposi ai piedi degli dèi, ma la verità è che lavora, come una sfida incandescente, sulla coscienza degli uomini.

L’America Latina è la regione dalle vene aperte. Dalla Conquista ai giorni nostri ogni risorsa naturale e umana è stata depredata e sfruttata, trasformandosi in capitale europeo e, più tardi, statunitense. Metalli preziosi, rame e ferro, petrolio, caffè, frutta, caucciù e forza lavoro sono confluiti all’interno di un sistema capitalistico che ha condannato alla sudditanza e all’instabilità politica un intero continente, a causa non solo del drenaggio delle ricchezze da parte di interessi stranieri, ma anche dell’arretratezza sociale e di un incompiuto – e sempre minacciato – sviluppo democratico. Uscito per la prima volta nel 1971, e oggi riproposto in occasione del cinquantenario della sua pubblicazione, Le vene aperte dell’America Latina «non è stato un libro muto», come ha constatato discretamente il suo stesso autore. Intessendo elementi di analisi socio-economica con un racconto appassionato, Eduardo Galeano ha ricostruito cinque secoli di storia di quella parte del Nuovo Mondo relegata tristemente al ruolo di America di serie b, spingendo intere generazioni di lettori a riflettere sul valore della memoria e sulle strutture geopolitiche che governano il nostro mondo.


 

Margaret Atwood
LESIONI PERSONALI
(Ponte alle Grazie – trad. di Guido Calza, € 18,50)

Comico, satirico, implacabile e terrificante, Lesioni personali è un’esplorazione della brama di potere, sia sessuale che politica, e del bisogno di compassione che va oltre ciò che normalmente intendiamo per amore.

La vita di Rennie Wilford, una giovane giornalista di Toronto che scrive di viaggi e moda, sta prendendo una brutta piega. Per distrarsi e riprendersi, Rennie vola ai Caraibi, sulla piccola isola di St. Antoine, con l’intento di scrivere un pezzo di costume sulla località. Si trova così da un giorno all’altro prigioniera di un mondo in cui le regole di sopravvivenza che conosceva non funzionano più: un luogo in cui regna un’immobilità soffocante, rallentata e corrotta, scenario di una vicenda di potere, di traffico d’armi, di complesse e oscure reti di relazioni. Tradotto per la prima volta in Italia, un romanzo che contiene tutti i temi più cari a Margaret Atwood: il retaggio di un’educazione moralista, il rapporto con il proprio corpo, il ruolo della donna nella coppia e nella società, la libertà individuale e la democrazia.


 

Manuel Azaña
LA VEGLIA A BENICARLÓ
(minimum fax – Trad. di Leonardo Sciascia e Salvatore Girgenti, € 12)

Un medico, due ufficiali, un ex deputato e un’attrice si mettono in viaggio da Barcellona a Valencia a bordo di un’automobile, mentre intorno a loro e in tutta la Spagna infuria la guerra civile. Si fermano a dormire a metà strada, in un albergo di Benicarló dove si trovano già un ex ministro, un avvocato, uno scrittore, un dirigente socialista e un propagandista. In breve tempo, la sosta notturna si trasforma in una lunga veglia e in un confronto collettivo sui grandi temi politici, morali ed esistenziali che il conflitto impone a un paese dilaniato. A lungo protagonista della politica spagnola negli stessi anni che qui ha deciso di raccontare, Manuel Azaña consegna ai posteri un romanzo di scintillante intelligenza, che ci riporta nel cuore di un evento decisivo per le sorti dell’Europa intera e al tempo stesso getta una luce forte e inquietante sul nostro presente. «Una veglia lucidissima, spietata e dolorosa». (Leonardo Sciascia). Prefazione di Leonardo Sciascia.


 

Amitav Ghosh
JUNGLE NAMA. Il racconto della giungla
(Neri Pozza – trad. di Norman Gobetti e Anna Nadotti, € 18)

Come un antico cantore di miti, Amitav Ghosh narra un magnifico racconto della giungla ricorrendo al potere magnetico dei versi, meravigliosamente tradotti in questa edizione italiana da Norman Gobetti e Anna Nadotti. Ne scaturisce un libro prezioso soprattutto per le giovani generazioni che, disegnato da Salman Toor, ridesta l’antica, sapiente legge che ha governato per millenni il rapporto tra gli esseri umani e la natura: la legge di Bon Bibi, per la quale è bene non sfidare mai il cuore selvaggio della natura piegandola ai propri voleri, se si vuole garantire l’equilibrio della terra.

Questo libro narra di un’antica leggenda custodita nel cuore delle Sundarban, la più grande foresta di mangrovie del mondo. È la leggenda di Dokkhin Rai, uno spirito terribile che, spargendo il terrore, detta la sua legge selvaggia e regna incontrastato sulla foresta. Sotto le sembianze di una tigre, compare all’improvviso al cospetto degli sventurati che osano avventurarsi nel suo reame e ne divora ossa, pelle, mani. È la leggenda di Bon Bibi e di suo fratello Shah Jongoli, due esseri dal grande potere che accorrono da un deserto lontano, richiamati dalle preghiere e dalle suppliche delle creature della giungla in preda al terrore. Forte e misericordiosa Bon Bibi, guerriero dall’energia mostruosa Sha Jongoli, dopo una lotta selvaggia i due pongono fine alla tirannia di Dokkhin Rai, confinandolo alla foce del fiume, là dove l’acqua si unisce alla terra. Bon Bibi impone così la sua nuova legge, una legge che nasce dalla sua sagacia: nel regno degli umani nessun demone dovrà mettere piede; alla foce del fiume, invece, dove Dokkhin Rai avrà la sua fortezza, nessun essere umano dovrà avventurarsi. È, infine, la leggenda di Dhona, il mercante detto il Riccone, che non può accontentarsi dell’agiatezza raggiunta. La sua cupidigia agogna una nuova avventura, un nuovo viaggio al di là di ogni confine e proibizione. Come un antico cantore di miti, Amitav Ghosh narra questo magnifico racconto della giungla ricorrendo al potere magnetico dei versi, meravigliosamente tradotti in questa edizione italiana da Norman Gobetti e Anna Nadotti. Ne scaturisce un libro prezioso soprattutto per le giovani generazioni che, disegnato da Salman Toor, ridesta l’antica, sapiente legge che ha governato per millenni il rapporto tra gli esseri umani e la natura: la legge di Bon Bibi, per la quale è bene non sfidare mai il cuore selvaggio della natura piegandola ai propri voleri, se si vuole garantire l’equilibrio della terra. Equilibrio che, come mostrano le nefaste conseguenze del cambiamento climatico in corso, è oggi profondamente minacciato dalla “sconfinata” attività degli esseri umani.